Gangsterland - recensione del NYT

9/06/2016

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    1. Chi legge GANGSTERLAND di Tod Goldberg ne rimane catturato. Per vari motivi, tutti riassunti nella recensione apparsa nel dicembre del 2014 sul NewYork Times. Ve la proproniamo tradotta, in una versione ridotta. Qui trovate quella originale www.nytimes.com

    Buona lettura!

      

    "Per molti di noi, Il padrino, libro o film, è stato il viatico di una seconda giovinezza, perché ci ha insegnato che l’incorreggibile vitalità di un grande romanzo criminale può vaccinare, almeno temporaneamente, dal noioso buon senso della vita adulta. Per i lettori che la pensano come me, Gangsterland di Tod Goldberg sarà un romanzo di mafia gloriosamente originale: folle al 100%, e popolato da matti di professione.

    Il leggendario killer Sal Cupertine ripulisce una camera d’albergo da un certo numero di Donnie Brasco – federali sotto copertura – la mafia reagisce così (ditemi voi se non è la prima cosa che vi sarebbe venuta in mente): sottopongono Sal a una plastica facciale per cambiargli i connotati, quindi a sei mesi di isolamento per fargli imparare a memoria i Grandi Libri Ebraici e farlo diventare rabbino associato di una sinagoga di Las Vegas, dove in realtà gestisce una complicata rete di soldi sporchi e cadaveri.

    So che cosa pensate: “Tanta roba. Bastava fargli fare la fine di Big Pussy (personaggio dei Soprano). Un lavoretto veloce. E pulito.” Lo stesso Sal probabilmente avrebbe preferito il buon vecchio colpo alla nuca invece della storiella del rabbino con la faccia nuova e un nome che gli fa schifo: “ David Cohen? Non era un tipo tosto. Era uno che ti aggiustava gli occhiali.”

    Ma siamo in zona “sospensione di credulità”, e siccome questo libro è divertente da morire, lo si legge così com’è. Fondamentalmente il romanzo mantiene un ottimo tono, in equilibrio tra spiritualità e ironia. Mi spiego. Un leggendario killer della mafia diventa rabbino. Lo fa bene. Magari essere un killer fa essere un rabbino migliore? Gangsterland fa pensare che in fondo in fondo potremmo essere tutti rabbini e killer.

    Forse solo diventando un falso – come Rabbi Cohen – Sal può essere veramente autentico per la prima volta. Non che fare il rabbino serva più che fare l’assassino per essere autentici; il libro chiarisce subito che non è così. Ma Sal, che conosce bene il prezzo della morte, ora si aggrappa alla vita. È complicato. Far finta di essere un rabbino, va bene, si può fare, assolutamente, ma essere un rabbino, officiare come tale, alla lunga infastidisce Sal perché tutto si riduce a fare il becchino – sepolture di morti mafiosi comprese – e questo è degradante.

    (...)

    Il doppio personaggio, David e Sal, mi ha fatto pensare con tenerezza al mio sottostimato rabbino associato: rivolgendosi ai bambini di una prima elementare, ci disse che, se leggevamo le vocali ebraiche, voleva dire che i nostri genitori erano dei bugiardi e noi non eravamo veri ebrei. Dedico questa frase a lui: Gangsterland piacerà anche a chi, come me, ha fantasticato di tornare indietro nel tempo e picchiare il suo rabbino associato.

    Per essere chiari, Gangsterland non è uno di quei libri moraleggianti dal finale edificante. David viene sì cambiato dai sentieri che i testi sacri gli mettono davanti  – dice una preghiera quando vede un ciondolo sacro su un cadavere particolarmente malconcio, perché lo considera uno della comunità – ma continua a fare il killer. E a noi questo piace: chi vuole una storia di gangster senza tanti morti ammazzati? Con tutta probabilità i corpi continueranno ad accumularsi in un sequel, anche se l’ultima, sovversiva frase di Goldberg contiene le parole “mai più”, solenni per gli ebrei. (Io non ci credo, comunque.)

    Quando il rabbino Kales comincia a temere che Cohen sia pericoloso per la sua sicurezza, gli dice tutto agitato: “Ma lo sai che stanno arrivando gli ordini.”

    In questo momento fondamentale, le facce e le professioni di David si fondono. Guardando l’ebraismo, Las Vegas e se stesso, il rabbino Cohen comincia a redimersi, e diventa il Donnie Brasco di se stesso."

    The New York Times Sunday Book Review

    Gangsterland, di Tod Goldberg

    Di Charlie Rubin 

    (12 DICEMBRE 2014) 


                                                                                                                                          


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