Gli Inuit e Robert Peroni: perché raccontare questa storia...

16/10/2013

L'AUTORE RACCONTA


  • [Ce lo dice l’editor di Robert Peroni.]

    È stato un episodio a convincermi che questa storia andava raccontata.
    Un giorno Pavia, un vecchio amico Inuit, invita Robert Peroni a visitare la sua famiglia. Lo va a prendere in barca – perché in Groenlandia è così che ci si sposta – e durante il tragitto s’imbattono in una foca. Pavia non ci pensa un attimo: cede il timone al suo ospite e imbraccia il fucile. Robert invece vede quello che vedremmo noi: una bestiola indifesa, con un musetto tenero e gli occhi spalancati. Dentro di sé spera che l’amico sbagli la mira e, senza accorgersene, provoca uno scarto alla barca. La foca scappa e si salva.
    È solo quando arrivano al campo che Robert capisce cosa ha fatto: tutta la famiglia di Pavia da giorni vive succhiando lische di pesce ormai spolpate. Quella foca li avrebbe nutriti per giorni.

    Robert Peroni è arrivato in Groenlandia da uomo bianco e ha impiegato molti anni a capire la cultura degli Inuit, e nel loro approccio semplice ed essenziale, a volte spietato, ha scoperto una profondità che l’occidente ha perso da tempo.
    ​È così che ci racconta questo mondo, con ammirazione, stupore, ma anche amarezza, perché gli Inuit, come gli indiani, sono ormai condannati a scomparire.

      


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Robert Peroni

Robert Peroni

Robert Peroni, altoatesino, è stato scalatore ed esploratore del team «No limits». A quarant'anni ha lasciato tutto e si è trasferito in Groenlandia, dove ha fondato la Casa Rossa, residenza turistica ecosostenibile che dà lavoro agli inuit in difficoltà.

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