Intervista a Carlo Pizzigoni LOCOS POR EL FUTBOL

28/10/2016

L'autore racconta


  • Dopo averlo conosciuto con Federico Buffa con STORIE MONDIALI, abbiamo incontrato Carlo Pizzigoni per parlare con lui del suo nuovo libro LOCOS POR EL FUTBOL.


    Ciao Carlo, è appena uscito il nuovo libro, “Locos por el Futbol”. Il secondo, ma il tuo primo scritto in solitudine, dopo il successo di “Storie Mondiali”, che avevi preparato insieme a Federico Buffa. Perché hai scelto il Sudamerica, per questo importante passo?


    Perché “tengo il corazon en Sudamerica...”! Frequento il Sudamerica da molti anni e mi sono sentito, come dire, in qualche modo pronto, preparato a parlarne, sempre con estremo rispetto, ovviamente. L'ho conosciuto grazie a tanti viaggi, a tante letture e, soprattutto, per mezzo di tanti incontri, con donne e uomini che mi hanno regalato parte del loro tempo, per questo non smetterò mai di ringraziarli: se penso a quanti lunghi viaggi in pullman, a quante lunghe chiacchierate. Esperienze uniche, che hanno acceso la mia

    Insomma, l'ho vissuto e mi piaceva raccontarlo attraverso la grande lente del calcio. Parlare di futbol, in Sudamerica significa parlare di cultura, storia, società. Un po' come avevamo fatto con Federico Buffa in Storie Mondiali, ho mescolato tutto, anche se è ovviamente il calcio a predominare. E' un libro di calcio, di tanto calcio. E poi Fede, in qualche modo, c'è anche qui: ha scritto una straordinaria prefazione, soliti “colpi” che uno come lui ha. Ma stavolta aggiungiamo alla compagnia un altro fuoriclasse, un vero “hermano”, Lele Adani, che ha preso carta e penna e ha scritto lui pure una meravigliosa postfazione: ci racconta il perché è così legato al Sudamerica.


    E' una ideale prosecuzione, diciamo così, sudamericana a Storie Mondiali? Qual è la struttura del libro?

    Sì e no. Lo stile è ovviamente lo stesso che abbiamo proposto in Storie Mondiali, anche senza il genio di Federico: è la mescola di cui parlavo prima, tra calcio e altro. Ma è anche una storia critica, per così dire, del calcio sudamericano, un po' seguendo l'irraggiungibile esempio della “Storia critica del calcio italiano” di Gianni Brera, probabilmente il miglior libro sul calcio editato nel nostro Paese. Inimitabile ovviamente è anche l'autore: io ho preso spunto da quella meraviglia, ad essa mi sono in qualche modo ispirato.

    C'è un'altra curiosa analogia, anche Brera aveva quasi interrotto la stesura per poi ritrovare la vena giusta e concludere l'opera. Molto più modestamente, è accaduto anche a me, e se non fosse stato per Elisabetta Albieri, l'editor di Sperling, questo libro si sarebbe arenato: è complicato e faticoso trovare spunti, riflessioni originali e linee guida adeguate per raccontare ogni Paese. Infatti il testo è diviso proprio in questo modo: in ogni capitolo tratto la storia calcistica di un Paese, seguo il corso degli eventi calcistici naturalmente incrociando situazioni storiche decisive come, ad esempio, la caduta di Salvador Allende (e una squadra di calcio posticiperà questa tragedia) o quella di Juan Domingo Perón, che si porta via anche una certa idea di approccio al gioco, almeno secondo la mia idea.

    Nel sottotitolo del libro evidenzi Pelé, Maradona e Messi e altri dèi sudamericani. Perché la scelta dei tre e a quali dèi ti riferisci?

    Iniziamo dal fondo: l'idea iniziale era quella di intitolare l'opera “gli dei del calcio”, proprio per celebrare i tanti campioni sudamericani, da Isabelino Gradin, José Leandro Andrade o Leônidas (è cresciuto, a metà Anni Venti, nel São Cristóvão – dove io sono socio onorario, davvero! - prima che lì si formasse Ronaldo, il Fenomeno) fino ai giorni nostri di Messi e Neymar.

    Nel libro ci sono una serie di minibiografie dei campioni significativi, ogni capitolo ne ha almeno una. Abbondano i protagonisti di Argentina (dove c'è anche però Marcelo Bielsa, il Loco a cui sono più affezionato, anche se voglio bene anche a Corbatta), Brasile e Uruguay (fantastica la storia di Lusi Suarez) ma parlo anche di Alberto Spencer, il più grande calciatore dell'Ecuador, Arsenio Erico, stella del Paraguay e idolo di Alfredo di Stefano, e del Pibe Valderrama, calciatore simbolo della Colombia, dove non potevo fare a meno di raccontare Andres Escobar e la sua vera storia, distruggendo analisi superficiali e cliché fastidiosi. Ho eseguito questa opera di pulizia anche su Garrincha, se ne sono dette troppe su di lui: è stato davvero uno degli dèi più riconosciuti e rimpianti della storia del calcio sudamericano. Meritava un approfondimento.


    Grazie a Carlo Pizzigoni e buona lettura a tutti!



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Carlo Pizzigoni

CARLO PIZZIGONI è nato a Pero, periferia milanese, dove vive. Ma spesso lo trovate in qualche tribuna, non sempre di nuova costruzione, o in qualche bar, quasi mai alla moda, del Sudamerica, dove osserva e discute di fútbol. È, insieme a Federico Buffa, autore di tutta la serie di «BuffaRacconta», da cui è tratto il suo primo libro, Storie mondiali...

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