Intervista a Karen Dionne - LA CASA DEL PADRE

21/02/2018

L'AUTORE RACCONTA


  • La casa del padre di Karen Dionne è avvincente dall’inizio alla fine. È un thriller dal ritmo incalzante, un capolavoro di stile semplice e raffinato al contempo. La suspense è palpabile grazie all’attenzione per ogni dettaglio che possa sottolineare il senso di pericolo e di minaccia. Il libro è ambientato nelle remote terre selvagge della Upper Peninsula del Michigan, dove miti e leggende sono ancora così vivi da intridere le pagine del libro. I colpi di scena si susseguono sino allo scontro finale, di un’intensità formidabile. La casa del padre è destinato a diventare un classico. Leggetelo.”

    (Sara Gruen – Acqua per gli elefanti)

    La casa del padre di Karen Dionne uscirà in Italia il 27 febbraio 2018. Il thriller in America ha riscosso un incredibile successo e vi consigliamo di leggere l’intervista rilasciata dall’autrice al Publishers Weekly.  I

    Perché hai scelto di raccontare la storia di una donna con un passato tanto particolare?

    Sono sempre stata affascinata dalle persone che ce le fanno nonostante un’infanzia difficile, che riescono nella vita pur non avendo ricevuto gli strumenti giusti.

    Come ti è venuto in mente il personaggio di Helena Pelletier, che è il prodotto di un’unione malata?

    Stavo cercando il background per un altro romanzo, senza trovarlo, almeno finché non mi sono svegliata in piena notte con in mente l’incipit di questo libro. E la mattina dopo, era ancora lì. Ho iniziato a scrivere per capire chi fosse questo personaggio e mi sono resa conto di avere un nuovo romanzo.

    Come ti è venuta in mente la favola di Hans Christian Andersen che citi nel testo, La figlia del re della palude?

    Ho letto la favola dopo aver cominciato a scrivere. Le favole mi piacciono in generale e questa mi ha colpito particolarmente, anche se non è una delle più famose di Andersen. È la storia di una bambina nata da un’innocente e da un mostro, proprio come Helena. Dovevo esplorare un personaggio cresciuto in condizioni estreme, costretto a scegliere tra natura e educazione.

    Perché hai scelto laUpper Peninsula del Michigan come scenario?

    Nell’estate del 1974, io e mio marito abbiamo comprato 50mila metri quadrati nell’Upper Peninsula (UP) con l’intenzione di mettere su famiglia. Ci siamo rimasti 30 anni, abbiamo costruito una baita e ci abbiamo portato l’acqua. Questo romanzo è la mia dichiarazione d’amore all’UP. È un posto unico e bellissimo. L’UP ha solo il 3% della popolazione del Michigan ma il 29 % del territorio. Vivere nella natura dà una grande soddisfazione. I primi tempi non avevamo neanche un orologio, ci svegliavamo quando c’era luce e andavamo a letto quando calava il buio – proprio come la famiglia della favola di Andersen.

    Addesso vivi a Detroit. Hai fatto qualche nuova ricerca sull’UP, che dista 500 chilometri?

    Io e mio marito non andiamo né a caccia né a pesca, mentre Helena e la sua famiglia vivono di quello: ho dovuto fare delle ricerche in tal senso. Conoscevo benissimo quella zona perché ci ho vissuto – le piante, l’aspetto dei boschi, il suono della natura. Ci sono tornata l’estate scorsa per fare delle ricerche per il mio prossimo libro e non è cambiato nulla. È pazzesco, sembra una capsula del tempo.


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