Io sono Sara. Il resto è ossigeno

30/03/2016

L'autore racconta


  • Amo il cielo su Torino quando è azzurro, ed è di un azzurro pieno, unico, intenso.

    Amo le montagne che ci circondano e questo potersi sempre orientare: a ovest le Alpi, a est le colline.

    Amo giocare con mia figlia, Giulia, di 7 anni, basta che non mi chieda di inventare giochi: che mi guidi lei, che decida lei se devo essere la nonna di Cappuccetto Rosso, un minipony o la cugina di Barbie. Mi piace quando lei è la regista, e io recito per farla felice.

    Amo viaggiare. Per lavoro, quando sono a cena la sera in hotel da sola e osservo le persone e immagino le loro storie. Ma amo anche tanto, tantissimo, viaggiare con la mia famiglia, e ho ancora nel cuore tutti i posti in cui siamo stati insieme. Parigi, gli Stati Uniti, Londra, ma anche le Langhe, in quelle domeniche mattina nebbiose in cui un piatto di vitello tonnato e un bicchiere di vino rosso ti scaldano la pelle e il cuore.

    Amo essere mamma, ma amo tanto anche il mio lavoro. Mi occupo di comunicazione in una grande azienda, ed è quello che ho sempre voluto fare, fin da quando ero una studentessa universitaria.
    Ho avuto un’infanzia felice, se per felice si intende il non subire grandi traumi e il sorridere spesso. Ma quando cresci e diventi genitore a tua volta, ti succede di fare degli errori, e di vedere in quegli errori le tracce di chi ti ha cresciuto.

    Mi sono divertita, ho ballato, mi sono innamorata in quegli anni in cui hai tutta la vita davanti e sei troppo impegnata a ridere per rendertene conto.

    Una notte d’estate ho conosciuto l’uomo che poi è diventato mio marito e il padre di mia figlia. Abbiamo costruito una quotidianità, giorno dopo giorno, fatta di calore, di supporto e di amore. O almeno, questo è quello che pensavo.

    Mi chiamo Sara, e mio marito Arturo se n’è andato di casa il 5 aprile, poco meno di un mese fa, e io sto vivendo questi giorni come anestetizzata.

    So che sono stata felice. So che ho amato il senso di calore e di famiglia del tornare a casa la sera e cenare tutti insieme, d’inverno, con il freddo appiccicato alle finestre e le chiacchiere che raccontano la giornata passata.

    Ma non so cosa succederà domani, e forse non so nemmeno cosa sia successo davvero ieri, e l’altroieri.


    Io sono Sara, lui è Arturo e qui parla la nostra città, Torino. Il resto è ossigeno.



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Valentina Stella

Valentina Stella, torinese, ha lavorato per dieci anni nel marketing di due grandi aziende. Fino al 2012, quando ha deciso di lasciare il lavoro dipendente per conciliare meglio famiglia e lavoro, e ha iniziato una collaborazione con un'agenzia di comunicazione. Nel frattempo, per assecondare la passione per la scrittura, ha aperto un blog, Bellezz...

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