Mamme no panic - Intervista doppia

23/09/2015

L'autore racconta


  • MAMME NO PANIC Ecco un libro capace di non fare mai sentire sola una mamma, perché descrive con realismo ed empatia le paure più diffuse e le emozioni più frequenti con cui le donne devono fare i conti quandi si trovano con un cucciolo tra le braccia.

    Le due autrici Francesca Santarelli e Giuliana Arena si sono intervistate reciprocamente, per raccontarci qualcosa in più del loro MAMME NO PANIC.

    GIULIANA: Francesca, quando e in quale momento della tua vita ti è venuta l’idea di questo libro? E perché hai pensato proprio a me per realizzarlo?

    Ho sempre pensato che prima o poi avrei scritto un libro, ma non sono mai stata motivata a tal punto da tradurre in pratica questo desiderio. Alla nascita del mio primo figlio invece, i pensieri e i vissuti che provavo sono stati talmente forti e intensi, che ho sentito il bisogno di tradurli in qualcosa di scritto. Desideravo inoltre, comunicare e condividere con altre mamme la mia esperienza personale, cercando di coniugare la mia stessa identità di madre con quella di psicoterapeuta che si è occupata da sempre della tematica della maternità. Sentivo il desiderio però di condividere questa avventura con una compagna di viaggio e, avendo sentito parlare del tuo blog, mi sei sembrata la persona perfetta!  Sei una donna e una mamma con una grande esperienza in tema di maternità e con la capacità di trattare ogni tematica con profonda sensibilità, attenzione e ironia!

    FRANCESCA: Giuliana, e tu perché hai aderito subito con entusiasmo al mio progetto? Cosa hai pensato quando ti ho chiamata quel pomeriggio, senza che ci conoscessimo?

    Sono stata contentissima! Proprio in quel periodo mi ritrovavo spesso a pensare che fosse arrivato il momento di mettere ordine alle riflessioni e alle considerazioni sparse che avevo fatto in tanti anni di blog. E poi mi piaceva l’idea di scrivere un libro in cui parlassero una mamma e una psicologa (tra l’altro mamma anche lei). Mi sembrava una bella occasione di confronto.

    GIULIANA: Francesca, perché hai pensato che dovessimo concentrarci sul primo anno di vita del bambino?

    Mi sono rifatta molto alla mia esperienza personale. Per quanto preparata a livello teorico, non posso negare il primo anno di vita di mio figlio mi abbia messa a dura prova dal punto di vista emotivo. Mi sono resa conto che l’essere madre, inizialmente, è sì meraviglioso, ma anche faticoso in termini di incertezze, insicurezze ed emozioni contrastanti. Confrontandomi con altre mamme, e mettendomi sul loro stesso piano, mi sono resa conto che non ero l’unica a provare tutto questo. Ecco perché ho ritenuto importante parlare del primo anno di vita del bambino: secondo me è davvero quello il periodo in cui ogni mamma ha maggiore bisogno di sentirsi meno sola e di trovare, magari, una guida aperta e sincera.

    FRANCESCA: Giuliana, le situazioni, i dubbi, le paure descritte nel testo quanto fanno parte della tua esperienza diretta di mamma?

    Certo, mi sono ampiamente basata sulla mia esperienza, ma non solo. Ho anche ascoltato molto i pensieri, le preoccupazioni e i timori delle altre mamme che conosco direttamente e delle lettrici del mio blog. Di dubbi, ansie e sensi di colpa, indubbiamente, ne ho avuti molti anch’io...e continuo ad averne, per la verità!

    GIULIANA: Per te, Francesca, quale è stato il capitolo più difficile da scrivere? Quale l’argomento che ti ha riguardato più da vicino nella tua esperienza di mamma, tanto da rendere più difficile parlarne da professionista?

    Non ho dubbi: quello del sonno! Mio figlio non ha mai dormito nel primo anno di vita e credo che sia stato il periodo più duro di tutta la mia vita personale e di madre. Mi ero sempre ripromessa di mettere in atto teorie studiate, applicate e suggerite da altri. Mi sono sentita in colpa attribuendo a me la responsabilità che mio figlio avesse un sonno cosi disturbato. Quando, alla fine, mi sono arresa a seguire solo il mio cuore e, per me almeno, ha funzionato. Lo intuirete leggendo il capitolo!

    FRANCESCA: E per te, Giuliana? Quali i temi che ti hanno maggiormente toccata?

    L’allattamento al mio primo figlio mi ha messa un po’ in difficoltà e sono riuscita a portarlo avanti solo quando ho lasciato perdere tutti i commenti altrui e ho seguito il mio istinto…il bambino era perennemente attaccato, per me questo non era un problema, ma qualcuno mi criticava dicendo che doveva avere degli orari. Alla fine sono riuscita a fare di testa mia…ci ho messo un po’ però: non ti conoscevo ancora, ahimè! E poi il pianto del bambino…con il mio primo figlio impazzivo, mi sentivo veramente male quando lo sentivo piangere, tanto che, scrivendo, ho rivissuto quella sensazione di panico e impotenza.

    GIULIANA: E tu Francesca, riesci sempre a essere una “mamma no panic”? Come riesci a conciliare il tuo essere mamma con il tuo ruolo professionale?

    Assolutamente no! Fuori dalle vesti di psicoterapeuta e fuori dalla porta del mio studio, posso garantirti che sono una madre come tutte le altre! Ho le mie ansie, il mio panico di fronte a certe situazioni, vivo sempre sensi di colpa come tutte e mi metto costantemente in discussione! Non è affatto facile conciliare le mie conoscenze “psi” e tutte le teorie studiate con la vita pratica del rapporto con i miei figli.

    Credo che proprio questo, nel primo anno di vita di mio figlio, abbia complicato molto il mio vissuto. Volevo a tutti costi essere “brava”, non commettere errori, sfruttare al meglio le mie conoscenze pensando che sarei stata per questo una madre migliore. Volevo applicare le teorie di cui ero a conoscenza senza pensare che in questo modo non vedevo mio figlio e quello che lui veramente era, ma vedevo davanti a me le pagine scritte e stampate di testi e manuali. Ho poi capito che questo atteggiamento era un errore perché mi faceva perdere tanto nel rapporto con il mio cucciolo.

    Posso dire in questo senso di essere cresciuta molto sia a livello personale che professionale insieme al mio bambino.


    FRANCESCA: E tu, Giuliana, che mamma sei?

    Non proprio organizzatissima, direi, un po’ pasticciona, ma allegra, quello sì.  


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