"CogitaZiones" (riflessioni linguistiche di Massimo Roscia): METEO

28/10/2016

L'autore racconta


  • CogitaZiones

    a cura di Massimo Roscia


    METEO

    Uno sguardo alle previsioni per sapere come sarà il tempo domani. È il meteo, bellezza. Meteo, abbreviazione tecnico-gergale di meteorologico (e non metereologico), sostantivo singolare maschile (il meteo e non la meteo), aggettivo, invariabile (evitate quindi di dire i metei). È il meteo, il bollettino che fornisce informazioni sulle condizioni atmosferiche, che una volta ci indovina e tre no; che annuncia scirocco dall’Africa, mette in guardia dalle sciabolate artiche e, a tempo perso, battezza i cicloni. Temperatura, umidità, pressione, radiazioni solari, venti da est e mari poco mossi. Piove. No, c’è il sole. Fa freddo. No, fa caldo.

    È il meteo che, tra riscaldamento globale, buco dell’ozono (e non dell’azoto) e innalzamento dei livelli dei mari, non ci capisce più niente. E noi con lui. Siamo qui, alle prese con un ottobre pazzo: il caldo afoso si alterna con il gelo polare, subiamo escursioni termiche di venti gradi, abbiamo fatto già sei volte il cambio di stagione, usciamo di casa con le infradito e il piumino (o, alternativamente, con gli stivali e la canottiera), siamo perennemente stanchi, apatici e irritati. Ma basta un raggio di sole, appena accennato, per farci tornare il sorriso.

    Perché in fondo lo sappiamo bene: la mamma è sempre la mamma, il nero sta bene con tutto e, soprattutto, non esistono più le mezze stagioni.


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