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I famosi untori della peste

Prima di tutto, un’allerta. NON LEGGETE questo articolo se volete EVITARE SPOILER di Engaged, perché contiene alcune notizie storiche che sono contenute anche nella trama dei romanzi.

Se siete ancora qui, immagino che abbiate già letto entrambi i romanzi, oppure non abbiate paura di rovinarvi la sorpresa sulla sorte dei personaggi. Dunque, procediamo…

Nella stampa coeva che accompagnava la Descrizione della esecuzione di giustizia fata in Milano contro alcuni li quali hanno composto e sparso gli unti pestiferi del 1630 si leggono alcuni nomi, e soprattutto un cognome, che lasciano esterrefatti: «Francesco Manzone soprannominato Bonazzo». E a fianco a lui, ovviamente, Caterina la Rozzona. La sua compagna di vita, sebbene non sposa davanti a Dio e agli uomini.

Nel 1989, su questa vicenda hanno fatto delle ricerche i professori Gian Luigi Daccò e Mauro Rossetto, il precedente e l’attuale direttore del Museo Manzoniano a Villa Manzoni a Lecco, che è anche uno dei luoghi chiave della storia. Il Caleotto, infatti, era la villa e in qualche modo anche la roccaforte del potente Giacomo Maria Manzoni, mercante di ferro entrato in competizione con la nobile famiglia degli Arrigoni, come narrato in un precedente blogpost. I risultati delle ricerche dei due studiosi presso l’Archivio Storico di Milano sono stati pubblicati nel 1990 in “Manzoni/Grossi. Atti del XIV Congresso Nazionale di Studi Manzoniani”.

A lanciare l’accusa infamante contro Giacomo Maria e i suoi famigliari, inclusi Simone Manzoni detto il Gambarello, sua moglie Clara Bossi, il giovane Bernardo Boccaretto e altri, fra cui la figlia quindicenne del Bonazzo e della Rozzona, Bettina, fu tale Giovanni Ambrogio Arrigoni. La sorte di Giacomo Maria fu simile a quella del ricco Giovanni Gaetano de Padilla, figlio del Castellano di Milano don Francesco de Padilla. Scappato alla cattura, ebbe tempo di presentare le proprie difese e dimostrare, nel 1631, che l’accusa infamante era infondata e dovuta solo all’animosità dell’Arrigoni, che venne arrestato. Non altrettanto fortunati furono i due poveri «untorelli» di bassa leva, che fecero la stessa fine di Guglielmo Piazza e Giacomo Mora. Il loro supplizio avvenne la vigilia di Natale del 1630, come testimonia un documento vergato dal giureconsulto Marcantonio Bossi, lo stesso, per inciso, che un anno dopo avrebbe presentato l’Inquisitio contro Giovanni Ambrogio Arrigoni, discolpando il Manzoni.

La vicenda degli untori della peste del 1630 presenta comunque fatti davvero inquietanti, perché è storicamente attestato che le unzioni, la presenza di macchie giallastre e appiccicose sui muri di alcune case e sulle panche del Duomo di Milano, avvenne veramente. Anche se oggi, con il senno di poi, siamo certi che non si trattasse di una congiura demoniaca per far fuori la popolazione del Ducato, e che i poverini mandati a morte tra atroci tormenti erano sicuramente dei capri espiatori.

Tuttavia, sono ancora aperte le ipotesi sulle origini reali delle unzioni, che fra l’altro non erano avvenute solo nel 1630, ma sono attestate anche durante la cosiddetta Peste di San Carlo del 1576–1577. In questo quadro, non è da escludere nemmeno la guerra batteriologica ante-litteram (il tentativo da parte di qualche potenza straniera o di ribelli scontenti di diffondere ulteriormente il contagio tramite una mistura di umori tratti dai corpi degli infetti) o la guerra psicologica, più probabile, cioè il tentativo consapevole di seminare il caos. Come di fatto avvenne. 

Persino il cardinal Federico Borromeo, su cui Manzoni lascia il dubbio se fosse o meno convinto dell’esistenza degli untori, è ormai certo che vi credesse senz’altro, come si evince dai resoconti del rappresentante della Repubblica di Venezia nel Ducato di Milano, Pier Antonio Marinoni, ritrovati dal Cantù: «Cinque o sei hostiarii e chierici ha fatto carcerare il signor Cardinale et li fa tormentare per cavarne qualcosa». 

Ipotesi ancora più inquietante, già formulata all’epoca, è che le unzioni fossero state fatte nottetempo da dei buontemponi, i quali forse non immaginavano affatto quali terribili ripercussioni e quanta sofferenza avrebbero causato i loro scherzi.

Di fatto, erano pochissimi a dubitare che gli untori fossero finanziati dal Diavolo in persona (fra questi il Ripamonti), al punto che sulla copertina della sentenza del Mora e del Piazza figura una specie manifesto segnaletico, simile a quelli affissi per i banditi del Far West: «l’abbominevole ritratto di Aldrui d’Orsa, infame e prima cagione della pestilenzia di Milano». Un uomo che non esiste, almeno nei registri superstiti o in altri atti giudiziari noti, «un diavolo nero dagli occhi luccicanti» e dall lungo naso adunco, come venivano spesso raffigurati gli ebrei.

Quale fu quindi l’origine delle «unzioni pestifere»? Un tragico scherzo, un tentativo di destabilizzazione sociale o una macchinazione demoniaca? Le autorità civili e religiose non si fecero molti scrupoli nell’abbracciare quest’ultima ipotesi e nel trasformare il supplizio degli untori in un lugubre addendum alla lotta contro la stregoneria. L’unica differenza fu che nel caso della caccia alle streghe le «quote rogo» vedevano una larga predominanza femminile sugli uomini (circa 9 donne su 10) mentre nel caso degli untori la tendenza fu opposta.

 

Bibliografia

Maria Gigliola Di Renzo Villata, “Il processo agli untori di manzoniana memoria e la testimonianza (ovvero… due volti dell’umana giustizia)”, in «Acta Histriae» 19, 2011, https://zdjp.si/wp-content/uploads/2015/08/villata-419-452.pdf

Marco Rapetti Arrigoni, “Quando gli avi di Manzoni erano in causa con i miei: alle fonti de I Promessi Sposi”, 2019,
https://www.breviarium.eu/2019/08/03/arrigoni-manzoni-fermo-lucia-promessi-sposi/

Wikipedia, “Untore”, 2023, https://it.wikipedia.org/wiki/Untore

Alessandro Manzoni, “Storia della Colonna Infame”, 1840

Federico Borromeo, “De pestilentia”, 1630

Giuseppe Ripamonti, “De peste Mediolani quae fuit anno 1630”

Cesare Beccaria, “Dei delitti e delle pene”, 1764

Ignazio Cantù, “Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini”, 1837

Pietro Verri, “Osservazioni sulla tortura” (scritto 1770–1777, pubblicato 1804)

“Processo originale degli untori della peste del MDCXXX”, 1839

Cesare Cantù, “Scorsa di un lombardo negli archivj di Venezia”, 1856

Giuseppe Arrigoni, “Documenti inediti risguardanti la storia della Valsassina e delle terre limitrofe”, 1857

Antonio Balbiani, “I famosi untori della peste: seguito alla Colonna Infame di Alessandro Manzoni” (romanzo), 1875

Armando Frumento, “Imprese lombarde nella storia della siderurgia italiana”, volume II, Il ferro milanese tra il 1450 e il 1796, 1963

Giuseppe Farinelli, Ermanno Paccagnini (a cura di), “Processo agli untori. Milano 1630: cronaca e atti giudiziari”, 1988

AA.VV. “Manzoni/Grossi. Atti del XIV Congresso Nazionale di Studi Manzoniani”, 1990 contenente gli articoli dei professori Gian Luigi Daccò e Mauro Rossetto

Piercarlo Jorio, “L’immaginario popolare nelle leggende alpine”, 1994

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