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Una magia… che lascia il segno Di Beppe Roncari

Come funzionava la magia popolare a inizio Seicento? A differenza di quella colta, praticata da negromanti e alchimisti alle corti dei sovrani, delle pratiche che facevano parte del folklore popolare ci sono rimaste solo testimonianze indirette, nei processi istituiti dalle autorità civili e religiose contro le streghe. E nei manuali degli inquisitori.

Matthäus Merian, Basilicae Philosophicae, in Johann Daniel Mylius, Opus Medico Chymicum, Francoforte, 1618

I gentiluomini dell’epoca, afferma don Ferrante nei Promessi Sposi, studiavano la stregoneria solo “per potersene guardare, e difendere”. E rigorosamente in forma teorica, un po’ come nella classe di Difesa contro le Arti Oscure di Hogwarts, e con la stessa puzza sotto il naso dei “maghi teorici” di Jonathan Strange e il Signor Norrell.
La gente dell’epoca, dunque, si teneva davvero alla larga dalle pratiche magiche? Assolutamente no. Il Manzoni, o meglio, l’Anonimo, ci informa infatti che la magia era una scienza molto “in voga” all’epoca, i cui effetti erano sotto gli occhi di tutti, tanto “da poterli verificare”.
Ma quali erano questi incantesimi e come funzionavano?
Una testimonianza molto interessante, a cui ho attinto abbondantemente durante la scrittura di Engaged, è un codicillo conservato nell’Archivio Storico Diocesano di Milano, su cui sono riportate le “vane osservanze” magiche nella zona di Lecco nella seconda metà del Cinquecento.
“Vane” perché la Chiesa ci teneva ad affermare che il loro potere era puramente illusorio e superstizioso. Salvo poi uccidere veramente coloro che venivano condannati come streghe o stregoni… ma questa è un’altra storia.
Ben 134 scongiuri e incantesimi, frutto della trascrizione della testimonianza orale di 53 persone diverse, per la maggior parte donne.
Ecco un esempio di magia tempestaria contro il maltempo, composta da un gesto, chiamato segnatura, e da una formula di scongiuro:
Falso inimico parteti di qui
ti non ghe, ne fa, ne dì,
in quella val scuria
dove non canta ne gal ne galina
ne nisura creatura
in quella Grigna pelada
dove è la tua masnada.

Confrontiamola con una preghiera a San Giovanni, tuttora diffusa nel Salento (la riporto in italiano):
Alzati, San Giovanni, non dormire,
che sto vedendo tre nuvole venire:
una di acqua, una di vento e una di maltempo.
“Dove lo portiamo questo maltempo?”
“Sotto una grotta oscura, dove non canta gallo, e dove
non brilla la luna
, affinché non faccia del male
a me e a nessun’altra creatura”
.
Una somiglianza strabiliante, non è vero? Ma non c’è da stupirsene più di tanto, considerando che le benedizioni dei preti, contro il maltempo o le malattie del bestiame, non differivano molto dai rituali praticati in segreto, ma nemmeno più di tanto, dalle donne più sagge.
La differenza, spesso, stava proprio nel fatto che i primi erano officiati da figure riconosciute dalla Chiesa ufficiale, mentre i secondi erano praticati… beh, lo avete già capito, dalle “streghe”.
Un’altra forma di magia popolare molto in voga era la legatura, che consisteva nella creazione di nodi simbolici. Una legatura amorosa poteva legare due anime fra loro, ma anche prendere la forma di un maleficio, per esempio “legando” la virilità di un uomo e impedendogli così di avere rapporti sessuali.
Un unico gesto, ma con due intenzionalità diametralmente opposte. La magia bianca, dunque, non era ontologicamente diversa da quella nera. Si trattava piuttosto di una distinzione di natura sociale e morale.
In Engaged ho cercato di ridare vita agli antichi riti e al ricchissimo substrato sociale e culturale da cui provenivano, immaginando solo… che il loro potere non fosse “vano”, ma vero.

Per approfondire:

Fra’ Francesco Maria Guazzo, “Compendium maleficarum”, 1618
Alessandro Manzoni, “I Promessi Sposi”, 1842, capitolo 27
Giuseppe Farinelli, Ermanno Paccagnini, “Processo per stregoneria a Caterina de’ Medici (1616-1617)”, 1989
Natale Perego, “Stregherie e malefici. Paure, superstizioni, fatti miracolosi a Lecco e nella Brianza del Cinque e Seicento”, 1990
Carlo Ginzburg, “I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento”, 1996
Massimo Priovano, “Vermi, donne che segnano, trasmissione dei saperi magico-religiosi. Una ricerca sul campo nel territorio lecchese”, 2001
Antonio Carminati, “I sègn de bén tra magia bianca e pratica teraputica popolare”, 2019,
http://www.ruralpini.it/I-segni-del-bene.html
Remo Bracchi, “Nomi e volti della paura nelle valli dell’Adda e della Mera”, 2009, https://epdf.tips/nomi-e-volti-della-paura-nelle-valli-delladda-e-dellamera.html
Sapori del Salento, “La candela della candelora”, 2013,
https://saporidelsalento.wordpress.com/tag/per-allontanare-il-cattivo-tempopreghiera-a-san-giovanni/

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