Premio Com&Te a Emilio Targia per “Quella notte all’Heysel”

Premio Com&Te a Emilio Targia per Quella notte all’Heysel

Assegnato il prestigioso premio Com&Te “Comunicazione, giornalismo e dintorni” dedicato allo sport  a Emilio Targia e Maurizio De Giovanni.

Questa la motivazione del premio per l’opera Quella notte all’Heysel: «È un racconto autobiografico e di una pagina fra le più tristi in assoluto dello sport e del calcio in particolare. Una scrittura fluida e consapevole che consente a Emilio Targia di tracciare un vissuto personale – diventato poi collettivo per la drammaticità degli eventi, fatto di emozioni, paura, rabbia e sofferenza -, equilibrato però da una ricca e puntuale documentazione dei fatti, che ancor più avvalorano giudizi e valutazioni pienamente condivisibili.

Un lavoro apprezzabile, ma anche una testimonianza di ciò che lo sport non deve essere e un monito per il futuro, soprattutto, ma non solo, per i giovani di oggi. Un libro per non dimenticare».

Il premio è stato assegnato nell’auditorium dell’istituto Della Corte-Vanvitelli, di Cava de’ Tirreni, dalla giuria popolare degli studenti, intitolata alla memoria del giornalista Giancarlo Siani.

QUELLA NOTTE ALL’HEYSEL

Ci ho messo un po’ di tempo, ma alla fine dovevo liberare questo “file” che avevo dentro.

E allora la memoria di quel che vidi ed ascoltai dentro allo Stadio Heysel di Bruxelles in quella notte del 29 maggio 1985 ho provato a scioglierla nell’inchiostro.

Per provare a condividerla con gli altri.

Lo dovevo a me stesso, lo dovevo a chi è stato meno fortunato di me e da Bruxelles non è più tornato. E a chi è tornato ma non è mai riuscito a raccontare, né forse a capire, quel che vivemmo quella notte dentro a uno stadio di cemento marcio. E poi lo dovevo alla memoria. Perché in questi 30 anni la memoria dell’Heysel è stata spesso sporcata, ignorata, calpestata. A volte distorta. E quel settore Z trasformato dagli Hooligans in un sudario, è stato troppo spesso vilipeso.  O dimenticato.

E’  indispensabile allora valutare i danni, svelare i colpevoli, e fare manutenzione.

Fare manutenzione di memoria.

Quella notte all’Heysel avevo con me un piccolo registratore e una cinepresa super 8. Spesso la mente non ricorda tutto. Non può, non vuole. Così ho unito ricordi e pensieri alle immagini in pellicola e alle voci e ai rumori di quel nastro magnetico.

E  ho ripercorso i giorni che hanno preceduto quella notte, i minuti e le ore di quel 29 maggio, e quel che accadde dopo.

Heysel è un termine che schiocca oggi come una frustata. Non è più uno stadio, Heysel, è il rumore di un dolore. Occorre ricostruire in fretta quel che significa, e quel che evoca. Perché senza memoria saremmo luci spente. 

Emilio Targia

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