“Il registratore di sogni” di Mariam Tarkeshi

«È questo, il trauma» ha scritto una volta Patrick McGrath. «L’evento sta sempre accadendo ora, nel presente, per la prima volta.»

Immagino che cominciare a presentare il proprio libro in questo modo, usando le parole di qualcun altro, non sia propriamente saggio, ma spero che me lo concediate.
Queste parole mi sono sembrate così accurate, quando le ho lette per la prima volta, che sono entrate per sempre a far parte del mio modo di pensare e di vedere il mondo.
“Il registratore di sogni” ne è una prova.
Una delle cose che più mi premeva raccontare, in questa storia, è il modo diverso in cui persone diverse affrontano i propri demoni. C’è chi non è in grado di sconfiggerli, chi non è del tutto conscio di averne e chi, in un modo o nell’altro, finisce per liberarsene, o per lo meno accettarli. Un “demone”, per come lo vedo io, può essere un vero e proprio trauma, certo, ma anche più semplicemente una dura verità, o una parte di sé che non si apprezza o che si rifiuta di riconoscere. In ogni caso, qualcosa che ci tormenta. Un dolore tanto intenso che è come se lo provassimo, appunto, “ora, nel presente, per la prima volta.”

Vi è mai capitato di stare così male da decidere di non dormire per paura di quello che avreste potuto sognare? Vi è capitato di svegliarvi con la certezza di aver fatto un incubo e, pur non ricordandolo, di portarvi dietro per il resto della giornata una brutta sensazione che non riuscite a comprendere? Forse il sonno è il momento in cui i nostri demoni ci perseguitano meglio. È il luogo privo di regole in cui possono fare quello che vogliono, liberi dalla costrizione della razionalità che, durante le ore di veglia, li tiene imbrigliati nel tentativo di proteggerci.

“Il registratore di sogni” è prima di tutto la storia di Nico e di come, tramite il registratore, impari cose di se stesso che finora ha sempre ignorato, ma è anche la storia dei personaggi che gravitano intorno a lui e che sembrano camminare in punta di piedi intorno ai propri segreti e alle proprie paure più recondite. Se c’è una cosa che lo studio delle lingue mi ha insegnato, è che c’è sempre un motivo se le parole hanno un certo aspetto, o un certo significato.
Per esempio, i tedeschi traducono la parola “sogno” con “Traum”.

Brevi riflessioni di fisica quantistica – I primi 30 anni del Web – (Fabio Fracas 49)

“Volendo estremizzare, possiamo considerare il mondo come un’unica connessione. Di solito consideriamo un vocabolario come una raccolta di significati, ma in realtà questo tipo di libro definisce il mondo soltanto in termini di parole. Mi piaceva molto l’idea che un frammento d’informazione fosse definibile soltanto attraverso ciò a cui è collegato, e come. In realtà nel significato c’è ben poco d’altro. La struttura è tutto.”

Questa frase di Tim Berners Lee, inventore – assieme all’informatico belga Robert Cailliau – del World Wide Web chiarisce il suo punto di vista su quella che, a ragione, può essere considerata una delle più grandi rivoluzioni della modernità.

Il Web, nella sua prima forma, nacque nel 1989 al CERN di Ginevra per rispondere a un’esigenza pratica relativa alla condivisione delle informazioni fra i vari dipartimenti e laboratori. Un’esigenza che, dall’iniziale ambito fisico degli studi sulle alte energie, si è estesa a coprire qualsiasi tipologia di attività: dalla ricerca alla cultura, dall’economia al divertimento. Non esiste campo nel quale il Web non trovi applicazioni né è più possibile pensare a un mondo senza Internet e senza lo scambio continuo di informazioni e di dati. Un mondo, come lo descrive Berners Lee, che oggi può essere effettivamente considerato come un’unica connessione e del quale, volenti o nolenti, facciamo già attivamente parte tutti noi. Un mondo che offre grandissime opportunità ma che ci obbliga, contemporaneamente, ad assumerci altrettante responsabilità. Nei confronti degli altri e anche di noi stessi.

TRINKETS, ora anche una serie originale Netflix!

L’amicizia non ha prezzo.

Tutto il resto, puoi rubarlo.

Dal bestseller di Kirsten Smith, co-sceneggiatrice di film cult come La rivincita delle bionde, 10 cose che odio di te ed Ella Enchanted, arriva TRINKETS, la serie TV originale Netflix disponibile dal 14 giugno.

Per vivere e sfogliare le avventure delle tre protagoniste – Moe, Tabitha ed Elodie – anche sulla carta, l’appuntamento è per il 18 giugno in tutte le librerie e store digitali.

TRINKETS è una brillante e disincantata storia di amicizia tutta al femminile: tre amiche che non potrebbero essere più diverse tra loro, troveranno nella cleptomania un punto d’incontro. Questa improbabile quanto forte amicizia, porterà le ragazze a scoprire di avere in comune molte più cose di quelle che pensavano…

 

“Beautiful boy” di David Sheff, dal 13 giugno al cinema!

“Un film imperdibile” Daily Mail

“Film intenso, interpretazioni e regia di qualità.” Bestmovie.it

 

Il 13 giugno arriva al cinema il film “Beautiful boy”, tratto dall’omonimo romanzo di David Sheff e con protagonisti le star Steve Carell. Timothée Chalamet, Maura Tierney e Amy Ryan.

Dopo il successo ottenuto dal libro, la drammatica e potente storia di Nic e David vi emozionerà anche sul grande schermo. Un racconto potente sulla forza e il coraggio di un padre, un viaggio nella tossicondipendenza e nel difficile percorso verso la guarigione.

Per chi si avvicinerà al libro dopo aver visto il film, ritroverà nelle pagine e nelle parole di David la stessa forza e determinazione e, soprattutto, l’amore incondizionato di un padre.

 

 

“Le persone e le droghe sono diverse, eppure siamo tutti uguali.

Per quanto Nic sia unico, lui è ogni figlio.

Potrebbe essere il vostro”

David Sheff 

Daniel Speck “Volevamo andare lontano”: la serie tv.

Crediti immagine: ZDF, Rai

Arriva anche in Italia la miniserie tv tratta dal bestseller di Daniel Speck “Volevamo andare lontano”, romanzo che, dopo essersi affermato come il debutto di maggior successo in Germania (con ben 85 settimane di permanenza nella classifica di Der Spiegel) tra 2016 e 2017, ha conquistato l’anno scorso anche la classifica di narrativa straniera in Italia.
Realizzata dalla emittente tedesca ZDF e acquisita dalla RAI durante l’ultimo Festival di Berlino, la fiction tv andrà in onda in due puntate stasera e domani (lunedì 3 e martedì 4 giugno), in prima serata su RAI 1. I tre episodi originali sono stati adattati per il palinsesto italiano in due parti, intitolate «L’amore» e «Il segreto». Per i lettori del romanzo, sarà un modo per rivivere l’appassionante saga della famiglia Marconi, tra l’isola di Salina e Milano, tra l’Italia e la Germania. Una storia che si snoda lungo tre generazioni, un grande amore sospeso nel tempo, e un mistero che una giovane donna in cerca delle proprie radici, oggi, cercherà di sciogliere.
Per chi attraverso la serie tv scopre per la prima volta questa saga, sarà l’occasione di farsi conquistare dalla narrazione travolgente di Daniel Speck, che in questi giorni sarà in Italia per parlarci anche del suo secondo romanzo, Piccola Sicilia.

Crediti immagine: ZDF, Rai

Daniel Speck: Scrivo di famiglie per raccontare il mondo

«Scrivo di famiglie per raccontare il mondo.»*

Sin dagli esordi della sua brillante carriera di sceneggiatore, Daniel Speck ha posto la famiglia al centro del suo universo creativo. Nelle sue storie, il nucleo famigliare è un microcosmo che rispecchia emozioni e tensioni del mondo che ci circonda, un punto di osservazione privilegiato per raccontare i tempi che stiamo vivendo e i mutamenti della società. Fino ad abbracciare le epoche che ci precedono, attraverso un’alternanza avvincente di piani temporali e salti generazionali.
Così è stato anche nel suo primo romanzo, Volevamo andare lontano, che raccontava l’avvincente saga di una famiglia italiana in cerca di fortuna in Germania: nella storia dei Marconi, abbiamo riscoperto un pezzo della nostra Storia nazionale, il recente passato di emigrazione in cui eravamo noi a vestire i panni di coloro che oggi bussano alla nostra porta carichi solo di sogni e speranze.
Dopo il grande successo di Volevamo andare lontano – in Germania è stato l’esordio più venduto nell’anno di pubblicazione e ne è stata subito tratta una serie tv, a breve in onda anche su Rai1 – Daniel Speck è tornato a scalare le classifiche tedesche con un nuovo romanzo: Piccola Sicilia, che in questi giorni arriva anche nelle librerie italiane.
Cuore della storia è l’epopea dei Sarfati, «al contempo italiani, tunisini ed ebrei»: una famiglia che ha nel dna il cosmopolitismo del quartiere in cui abita, quella “Piccola Sicilia” che dà il titolo al romanzo: la Little Italy di Tunisi, dove – fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale – cristiani, ebrei e musulmani convivevano pacificamente. Mentre i semi dell’odio portati dal conflitto attecchiscono anche in quell’oasi di tolleranza – in pagine poeticamente drammatiche che sembrano un monito per il nostro presente – la famiglia Sarfati è in balia di quella bufera in cui storie e destini, ferocia e umanità si intrecciano in maniera inestricabile. Scossi da quella tempesta, i protagonisti di Piccola Sicilia sono anime in cerca di un’identità in cui riconoscersi nuovamente, di una patria cui appartenere, di una verità che possa colmare la mancanza. Verità che passa inevitabilmente dai segreti della famiglia: epicentro da cui tutto parte e a cui tutto torna, da cui desideriamo fuggire e al contempo ritornare. Perché ognuno di noi ha bisogno di un luogo da chiamare casa.

*Daniel Speck in una intervista a Die Zeit.

Brevi riflessioni di fisica quantistica: Un universo da scoprire – (Fabio Fracas 48)

“Einstein quindi sbagliò quando disse: ”Dio non gioca a dadi“. La considerazione dei buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonde gettandoli dove non li si può vedere.”

Questo pensiero di Stephen Hawking si può leggere nel saggio “La natura dello spazio e del tempo” – del 1996, scritto assieme al matematico inglese Sir Roger Penrose – e rappresenta l’ideale continuazione della riflessione iniziata nel lontano 4 dicembre del 1926, da Albert Einstein. In quella data, infatti, Einstein scrisse all’amico e collega Niels Bohr per mettere in evidenza quelli che, nel suo pensiero, erano i problemi aperti della fisica quantistica. E lo fece proprio coniando la famosa frase “Dio non gioca a dadi con l’Universo”.

Oggi, però, stiamo cominciando a vedere molti dei dadi sparsi per l’Universo ed è dello scorso 10 aprile 2019 la notizia della prima immagine “scattata” a un buco nero: il corpo celeste teorizzato da Karl Schwarzschild nel 1916, grazie ai principi della Relatività Generale di Einstein, e al cui studio ha dato un importante contributo proprio Stephen Hawking. Lo storico successo lo si deve all’Event Horizon Telescope, collaborazione internazionale che vede la partecipazione di centri di ricerca in tutto il mondo. Ed è grazie al progetto BlackHoleCam, dell’EHT, che finalmente possiamo osservare la foto del buco nero da sei miliardi di masse solari situato al centro della galassia Messier 87, nell’ammasso della Vergine. Dadi e buchi neri, grazie alla ricerca scientifica, continuano così a dialogare fra loro.

Fuoco è tutto ciò che siamo – Guido Saraceni

Il romanzo narra la storia di Davide Manfredi e di Giulio Lisi. Il primo è uno studente liceale di quasi diciotto anni convinto di trovarsi in quella fase della vita in cui un essere umano non conta quasi nulla, relegato a mero numero da un mondo di adulti che non sempre stima e raramente comprende, isolato dalla maggior parte dei suoi coetanei soprattutto a causa della loro superficiale e malsana passione per i social network. A questo “pazzo pazzo mondo fatto di like e di cuoricini”, Davide preferisce, di gran lunga, la vita reale: il suono distorto della sua chitarra elettrica, le “situazioni esplosive” organizzate assieme a pochi ma fidati amici, i baci appassionati di Alice – la sua ragazza. Giulio Lisi, invece, è un uomo di quarant’anni che insegna storia della filosofia nello stesso liceo in cui studia Davide, un professore profondamente innamorato della sua materia e dei suoi studenti – ma altrettanto seriamente seccato dalle mille pastoie che mortificano il sistema scolastico italiano, snaturandone la vocazione. Oltre ad essere parecchio attivo sui social
network, il prof. è responsabile di un progetto educativo con cui segue da vicino gli studenti “problematici”.

Giulio e Davide si incontreranno casualmente un pomeriggio di gennaio, quel giorno, ciascuno avrà qualcosa di importante da imparare dall’altro.

Fuoco è tutto ciò che siamo è un libro poliedrico, colmo di spunti sapientemente intrecciati e coesi. Utilizzando uno stile narrativo semplice ed accattivante, l’autore racconta di gioventù, di amore, scuola, amicizia… soprattutto, descrive la sconfinata passione che gli adolescenti provano nei confronti della vita, una preziosa scintilla vitale che gli insegnanti di ogni ordine e grado hanno il dovere di suscitare e proteggere, perché, come ebbe a dire Plutarco, “gli studenti non sono cassetti da riempire, ma fuochi da accendere”.

Auguri a tutte le mamme!

In occasione della Festa della mamma, vi proponiamo un approfondimento sul rapporto “madri e figlie” di Aj Pearce, autrice del libro “La posta del cuore di Mrs bird”.

 

Proprio non riuscirei a immaginare La posta del cuore di Mrs Bird senza la madre della protagonista. Conoscere la storia della mamma di Emmeline – e di sua nonna – era fondamentale per la stesura del romanzo. Ciò vale per tutti i personaggi principali: comprendere a fondo le loro famiglie, anche se la gran parte di esse non compare nel romanzo, mi aiuta a definire l’identità dei personaggi stessi. All’inizio del romanzo, sono ancora la madre e la nonna a influenzare Emmy maggiormente. Lei ha ventidue anni e sogna di diventare una corrispondente di guerra, che racconta la verità e può cambiare le cose. Quando si ritrova alla rivista Women’s Friend, dove lavora alla posta del cuore di Henrietta Bird, che tuttavia si rifiuta di affrontare certi problemi femminili poiché li considera delle “sgradevolezze”, Emmy ha la sensazione di non poter stare a guardare. Sebbene non sia autorizzata, decide di rispondere alle lettrici in prima persona. La sua è una mossa coraggiosa e, dato che Emmy stessa non la prende alla leggera, era importante per me far trasparire perché si sentisse così coinvolta e fosse disposta a rischiare il posto per cercare di aiutare delle sconosciute. Perciò ho riflettuto a lungo sulle sue origini, sulla sua educazione e, in particolare, su sua madre. Ho deciso in un baleno che spettasse alla famiglia di suo padre trasmetterle una stabilità tradizionale.

Il dottor Lake è un brav’uomo, intelligente, abbastanza sveglio da aver sposato la madre di Emmy – la parte radicale della coppia. Sebbene nulla di ciò appaia apertamente nel romanzo, durante lo sviluppo dei personaggi avevo stabilito anche che la nonna di Emmy fosse stata un’eminente suffragetta (l’indizio è nel nome di Emmy – Emmeline Pankhurst è stata una famosa attivista per il diritto di voto alle donne – n.d.r) e che la signora Lake, da ragazza, avesse preso parte con lei al movimento. Sin da piccola, quindi, Emmy abituata ad aspettarsi equità per tutti, e a darsi da fare per risolvere da sé i problemi, se necessario. È una domanda che personalmente trovo affascinante: come cresceresti se una suffragetta avesse grandissima influenza sulla tua vita? Che impatto può avere avuto sulla mentalità di Emmy, in quanto giovane donna del 1941? Non si tratta di un tema preminente nel libro, ma di qualcosa che durante la scrittura è sempre rimasto in fondo ai miei pensieri. L’ispirazione data da sua madre è molto radicata nel personaggio di Emmy, che crede che tutto sia possibile se non demordi dall’obiettivo, che le donne (così come tutte le persone) debbano essere ascoltate, ma soprattutto che non si debba mai abbandonare gli amici.

Come le dice suo padre con un certo orgoglio: «Emmy… tu discendi da una stirpe di donne formidabili». E come le dice sua madre: «Una volta sistemata questa sciocca faccenda, tu e Bunty e tutte le vostre amiche potrete ottenere quello che vorrete. Altrimenti stiamo perdendo tempo a combattere contro quel pazzoide».
(Amo profondamente la famiglia Lake – il capitolo in cui Emmy torna a casa per il weekend è una delle mie parti preferite del romanzo). Emmy è fortunata: sua madre sostiene le sue lotte, talvolta in carne e ossa, e comunque sempre in termini di ispirazione. La storia di Emmy e La posta del cuore di Mrs Bird non esisterebbero senza di lei.

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