Brevi riflessioni di fisica quantistica: Un universo da scoprire – (Fabio Fracas 48)

“Einstein quindi sbagliò quando disse: ”Dio non gioca a dadi“. La considerazione dei buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonde gettandoli dove non li si può vedere.”

Questo pensiero di Stephen Hawking si può leggere nel saggio “La natura dello spazio e del tempo” – del 1996, scritto assieme al matematico inglese Sir Roger Penrose – e rappresenta l’ideale continuazione della riflessione iniziata nel lontano 4 dicembre del 1926, da Albert Einstein. In quella data, infatti, Einstein scrisse all’amico e collega Niels Bohr per mettere in evidenza quelli che, nel suo pensiero, erano i problemi aperti della fisica quantistica. E lo fece proprio coniando la famosa frase “Dio non gioca a dadi con l’Universo”.

Oggi, però, stiamo cominciando a vedere molti dei dadi sparsi per l’Universo ed è dello scorso 10 aprile 2019 la notizia della prima immagine “scattata” a un buco nero: il corpo celeste teorizzato da Karl Schwarzschild nel 1916, grazie ai principi della Relatività Generale di Einstein, e al cui studio ha dato un importante contributo proprio Stephen Hawking. Lo storico successo lo si deve all’Event Horizon Telescope, collaborazione internazionale che vede la partecipazione di centri di ricerca in tutto il mondo. Ed è grazie al progetto BlackHoleCam, dell’EHT, che finalmente possiamo osservare la foto del buco nero da sei miliardi di masse solari situato al centro della galassia Messier 87, nell’ammasso della Vergine. Dadi e buchi neri, grazie alla ricerca scientifica, continuano così a dialogare fra loro.

Brevi riflessioni di fisica quantistica: Sulla fisica – (Fabio Fracas 46)

“Benché il concetto di universo-orologio sia stato invalidato dal Principio di Indeterminazione di Heisenberg, la meccanica quantistica resta diabolicamente difficile da interpretare filosoficamente.”

Victor John Stenger pubblicò questa sua riflessione su un articolo che scrisse per la prestigiosa rivista “Scientific American” – assieme ai colleghi James Lindsay e Peter Boghossian – pochi mesi prima della sua scomparsa, nel 2014. L’articolo si intitolava: “Anche i fisici sono filosofi: il ruolo della filosofia nella fisica moderna”.

Sono due i passaggi fondamentali del pensiero di Stenger. Il primo chiarisce che la fisica quantistica spinge chi vi si confronta ad adottare – magari anche inconsapevolmente – un approccio filosofico. Il secondo riprende il concetto di “modello” di rappresentazione della fisica classica (l’universo-orologio Newtoniano) e lo applica alla fisica quantistica. E in quest’ultimo ambito non esiste un’unica realtà o un’unica descrizione possibile del mondo materiale: una serie di differenti modelli che lo riproducono, coesistono fra loro e risultano sovrapponibili.

Due aspetti, quelli evidenziati da Victor John Stenger, che devono essere tenuti nella giusta considerazione quando riflettiamo sulla fisica quantistica e sulle sue possibili applicazioni – e implicazioni – nella nostra vita quotidiana.

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