Stephen King e la musica in Revival: ecco la #KingPlaylist

“Non si è mai troppo vecchi per suonare il rock e sgambettare al ritmo di In The Midnight Hour. Che inizia con un mi. Tutta questa roba inizia con un mi.”

Ecco la frase che chiude la nota dell’autore in Revival, il nuovo romanzo di Stephen King, la storia di un musicista che attraversa con la sua chitarra e poche regole (tra cui arrivare puntuale ai concerti) decenni di storia e di musica. 

Soprattutto, la musica. Giovanni Arduino, traduttore di Stephen King, ha estrapolato la #KingPlaylist: quali sono i brani che accompagnano la vita di Jamie, protagonista del romanzo? King traccia, in questo libro, la storia di mezzo secolo di musica.

E per parlarne in maniera approfondita, ci saranno 2 appuntamenti radiofonici con R101:

Sabato 28 e Domanica 29 marzo alle 18:20. 

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L’editor intervista Maria Daniela Raineri per il suo nuovo romanzo

Lara: Se dovessi descrivere il tuo romanzo in poche righe, che parole chiave useresti?

Maria Daniela: Direi che è una storia d’amore tra una ragazza e un ragazzo, la storia di una famiglia che cambia e cresce attraverso gli anni, di un’amicizia tra due donne dai caratteri opposti e dell’amore complicato tra un padre e una figlia. Ma più di tutto direi che è una storia sull’imperfezione dei sentimenti.

“Un lungo istante meraviglioso” è anche – non solo – una bellissima storia d’amore. Allora ti tocca la domanda del secolo: innamorarsi a quindici anni è così tanto diverso da quando accade in età adulta?

No. Quando ci innamoriamo abbiamo sempre quindici anni. Sarà per quello che continuiamo a farlo anche da grandi. In realtà, credo che la grossa differenza sia una questione di proporzioni, di “peso”. A quindici anni l’amore è tutto. Ti investe come un tram, ti marchia a fuoco, segna la tua personalità e le scelte future. Assorbe ogni energia. In età adulta tende a ridimensionarsi, diventa una delle  componenti dell’esistenza, insieme alla famiglia, al lavoro e alle altre esperienze che fondano la tua identità. Lo carichi meno di aspettative. Per questo perde un po’ di magia ma diventa più solido, reale, benefico. Poi, certo, se a quel punto arriva una nuova “tranvata”, ecco che ricomincia tutto da capo, e allora davvero torni ad avere quindici anni anche se ne hai quaranta, il che può essere molto romantico e vitalizzante, ma anche distruttivo e disastroso. 

Laura, la tua protagonista, a un certo punto dice: “La mia vita è tutta un piano B”. L’ho trovato molto bello, soprattutto se rapportato a una società che predica l’importanza di raggiungere i propri obiettivi. Rivendichi la dignità del piano B?

Sì! Le persone-caterpillar, quelle che vanno dritte verso l’obiettivo senza guardare in faccia nessuno, mi insospettiscono sempre un po’ e di solito mi stanno antipatiche. Sto diventando sempre più insofferente verso quest’idea che nella vita tutto si possa scegliere, che noi siamo gli unici responsabili delle cose che ci accadono e che, se qualcosa non ci succede, è solo perché non l’abbiamo desiderata abbastanza. Credo che questa visione del mondo ci faccia sentire depressi e falliti, visto che, in realtà, realizzare tutti i nostri desideri è praticamente impossibile, a prescindere da quanto ci diamo da fare. A volte, può essere complicato persino realizzarne uno o due. Perciò, evviva i piani B, i ripensamenti, i ripieghi creativi, i percorsi non previsti che ci stupiscono e ci riservano sorprese.

La musica è molto presente in questo romanzo. Con che criterio hai scelto questa colonna sonora?

Ho scritto ascoltando Radio Capital, Radio Babboleo Suono e Spotify (stupenda invenzione!), e ho inserito le canzoni che più mi ricordavano i vari periodi in cui si svolge la storia. C’è un certo squilibrio a favore dei pezzi anni ottanta, lo so, ma d’altronde questo è il destino di chi, come me e come la protagonista del libro, è stato giovane in quegli anni e se li trascinerà addosso per sempre, con quel senso di imbarazzo misto a lancinante nostalgia che forse conosciamo solo noi. 

Una strofa di una canzone che ricorre più volte, Mad World dei Tears for Fears, dice:” I sogni in cui sto morendo sono i migliori che ho avuto”. Sei d’accordo?

Abbastanza. In questo romanzo, come anche nei precedenti, quasi tutti i personaggi crescono e si evolvono grazie alle batoste e alle delusioni. Amori non ricambiati, amicizie in frantumi, tradimenti, tracolli professionali… avvenimenti negativi che però hanno il potere di farli reagire e di proiettarli in realtà nuove, con le quali forse non si sarebbero mai confrontati se avessero avuto una vita più serena. Questo vale  anche al contrario: spesso le persone che ci vogliono più bene sono quelle che ci fanno più male. 

Lara Giorcelli è editor della Fiction italiana per Sperling & Kupfer

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