Intervista a Matteo Poletti

 

Una breve intervista a Matteo Poletti, autore di  un giallo tutto italiano, ironico e coinvolgente.

Il tuo romanzo Splendida giornata per un funerale è un giallo atipico, dove alla ricerca della verità non c’è un commissario ma un trentenne che per lavoro si trova ad avere a che fare con la morte ogni giorno. Com’è nato questo personaggio?

Sono sempre stato appassionato del genere giallo ma il commissario o in generale il poliziotto che indaga ormai ce lo hanno propinato in tutte le declinazioni possibili. Volevo inventare qualcosa di nuovo, estraneo alle logiche di polizia. Mi piaceva l’idea di un ragazzo qualsiasi, uno di noi, catapultato in una situazione che non conosce. Il personaggio di fatto non indaga, perché non ha le competenze.

Piuttosto va alla ricerca, non solo della verità ma anche di se stesso. Inoltre, un trentenne che vorrebbe fare altro nella vita e si trova ad accettare un lavoro che non gli appartiene (come può essere il becchino) è una condizione altamente diffusa oggi in Italia. Ventenni e trentenni con una passione o con diversi titoli di studio, per sbarcare il lunario devono accettare lavori qualsiasi, sfruttati e sottopagati, con contratti che durano a volte due settimane. Purtroppo è una condizione sempre più presente nel mondo del lavoro oggi. Volevo renderla evidente.

 

La Valsusa, il paesino di Novalesa: un’ambientazione fortemente connotata. Cosa significano per te questi luoghi e perché li hai scelti per mettere in scena questa storia? 

A livello di trama, mi serviva una location “di provincia”. Quindi ho parlato di ciò che conosco, dei luoghi in cui sono vissuto. Io sono nato e cresciuto in Valsusa, amo le mie montagne, amo andare a camminare e godermi la natura. È una valle ricca di posti splendidi, paesaggi meravigliosi e paesini degni di nota, come Novalesa. Per questo da anni lottiamo contro i progetti di cementificazione volti a distruggere l’ambiente e il territorio (come può essere il progetto Tav).

Parlare delle mie montagne era un altro modo per farla conoscere, per incuriosire il lettore, spingerlo a prendere uno zaino e venire a camminare sui nostri sentieri.

Accanto a pagine cariche di suspense, sono molte quelle che fanno sorridere il lettore. Quanto è importante per te l’ironia, anche in una vicenda che parla di morti e sparizioni? 

Proprio perché parlo di morti, della morte in generale, proprio per il lavoro di becchino del protagonista era indispensabile usare l’ironia. È un’ancora di salvezza, ci permette di esorcizzare gli aspetti più tragici e di superarli. Non solo nel mio libro ma in generale nella vita, ironia e leggerezza ci salvano da situazioni di angoscia.

Ho usato momenti di comicità proprio per questo. Spesso durante veglie funebri e funerali ho assistito a scene comiche o grottesche. Perché davanti alla scomparsa di persone care siamo spaventati, impreparati, a volte risultiamo retorici o fuori luogo. Cogliere questi aspetti e trovare il lato comico ci permette di metabolizzare qualcosa che è più grande di noi e che ci destabilizza. Ho tentato di usare questa chiave e un tono più leggero, proprio per coinvolgere il lettore e non appesantirlo.

 

 

 

Nota dell’autore: Matteo Poletti scrive.

Splendida Giornata Per Un Funerale parla di passato e presente, di vita e di morte. Nemo, il protagonista, seppellisce defunti e per tre quarti del libro si sente morto anche lui. È una condizione abbastanza diffusa tra la mia generazione, visti anche i tempi difficili, dal punto di vista sociale, emotivo e lavorativo.

Nel libro parlo di accidia, dell’immobilità che ci impedisce di cambiare, di prendere la nostra strada, di evolvere. Il protagonista è in stallo. Ed è legato ad un passato che ha messo da parte ma che ritorna prepotentemente, sottoforma di un amico scomparso durante gli anni del liceo. Attraverso la ricerca di questo amico, e quindi di una verità che tutti fingono di non conoscere, Nemo ritrova se stesso, supera la sua immobilità, riesce a chiudere i conti con il passato e a gettare le basi per quello che potrà essere il suo futuro, rivitalizzando la sua creatività e la sua passione per la fotografia.

 

 

Intervista a Susanna Mancinotti

Notte fonda in via degli Angeli” è un giallo tutto al femminile (perché femmine sono le due protagoniste) di Susanna Mancinotti, scrittrice, sceneggiatrice e autrice per la Rai, con una grande grandissima passione per i cani.

L’abbiamo incontrata per farci raccontare qualcosa in più sul suo nuovo romanzo.

Sulla copertina del libro si legge: “Un giallo al femminile nella città eterna”. Cosa vuol dire “giallo al femminile”?

Un giallo al femminile è più che altro una promessa. Non ci troverai solo azione, ma anche sottile indagine psicologica, che unita a sensibilità e sentimento, ti guiderà tra le pagine fino al finale rivelatore.

Il personaggio principale del libro è, indubbiamente, Quin, un pastore tedesco femmina che aiuta Elisa nella vita e nel lavoro. Sono gli animali a salvare gli uomini da se stessi?

Un cane ti mostra il lato migliore di te. Perché non guarda le apparenze, non gli importa se sei ricco o povero, se sei bello o brutto, apprezza il fatto che ci sei, che esisti e che ti rapporti con lui.

Come è nata l’idea di questo romanzo?

Mi sono ispirata a un fatto di cronaca che mi aveva sorpreso, perché l’avevo trovato incredibile.

Roma è uno scenario perfetto per storie d’amore e non solo… perché?

Perché è una città misteriosa come, infondo, lo è l’amore.

VENTUNO #BlogTour

VENTUNO

Se ogni indagine è una corsa a ostacoli tra mille false piste e deduzioni sbagliate, risolvere un mistero che affonda le radici nel mondo dell’illusionismo lancia una sfida ancora più complicata alla mente dell’investigatore.

Al cuore di VENTUNO c’è una rete di delitti che si estende su tutti i continenti ma trova il suo fulcro a Las Vegas, nei dietro le quinte bollenti e fumosi dei casinò, dove magia, fortuna e imbroglio si intrecciano fatalmente. Molti tenteranno di districare questo groviglio, ma solo un uomo ha la carte per farlo. Il suo nome è Nathaniel Poe: non può percepire la realtà come tutti gli altri, perché ha perso la vista, ma proprio questo gli dona una facoltà intuitiva che gli permette di cogliere tutto ciò che travalica la realtà stessa.

Non vi sveleremo altro, se non che l’autore è Antonio Casanova. “Chi, il mago?” – vi sentiamo già domandare. Già, proprio lui. E non si tratta di un trucco: Casanova ha davvero costruito un thriller mozzafiato nel quale il confine tra realtà e illusione si confonde e diviene sempre più labile fino a scomparire del tutto. Del resto, chi meglio di un illusionista di professione può costruire una storia nella quale niente è ciò che sembra?

Da qui parte il nostro #blogtour seguiteci per scoprire le tappe di questa storia al confine tra realtà e illusione…

Ecco la prima tappa su >>Letteratura Horror

La secondo tappa >>Sul Romanzo

Terza tappa >>Il Giallista

Quarta tappa >>Club del Giallo

Pessima mossa, maestro Petrosi

Paolo Fiorelli racconta «Pessima mossa, Maestro Petrosi»

Ho sempre amato i Microcosmi. Cosa intendo con questa parola? Il monastero del Nome della rosa, il sanatorio della Montagna incantata, la fortezza del Deserto dei tartari… luoghi chiusi, delimitati, che però racchiudono tutta la vita, tutto l’universo.

Anche nel mio libro c’è un Microcosmo. È il mondo degli scacchi. Un mondo segreto, affascinante, con leggi e tradizioni tutte sue, che gli affiliati difendono gelosamente, come i membri di una setta.

Ma un delitto arriva a turbare la vita protetta e isolata di questo piccolo mondo. E il Grande Maestro Achille Petrosi, che lo abita e non vorrebbe mai uscirne, si deve improvvisare detective. Sarà un detective come non lo avete mai visto, timido e goffo, ma a suo modo efficiente. Anche perché ha due assi nella manica. Da una parte, una variopinta task-force di aiutanti, composta dal sanguigno Daxa, dalla maliziosa Alexandra, e soprattutto dall’energica mamma, con cui Achille ancora vive, e che ancora lo dirige a bacchetta. E poi Petrosi può contare sul suo istinto di giocatore, che lo rende molto più simile a un detective di quanto possa sembrare a prima vista. In fondo, entrambi vivono per mettere ordine nel Caos e scoprire la verità (e che sia quella di una partita o di un delitto, poco cambia). Così mi sono divertito a immaginare le rocambolesche indagini di Achille, che dalla sua Urbavia, una città del centro Italia, lo condurranno fino a Cannes, dove affronterà in una drammatica partita il suo più terribile avversario. Chi? Questo è un colpo di scena che non vi posso rivelare…

  

Il commissario Benussi alla conquista della Spagna

Il commissario Benussi alla conquista della Spagna!

Il 4 febbraio, Roberta De Falco sarà ospite, insieme a Donato Carrisi e Antonio Manzini, alla Semana Negra di Barcellona. Tre giallisti d’eccellenza chiamati a rappresentare l’Italia in un grande evento dedicato al thriller e al giallo.

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