Addio a George Romero

«È triste apprendere che il mio collaboratore preferito e amico di vecchia data, George Romero, è morto», ha twittato Stephen King.

E anche noi lo vogliamo ricordare, non solo come inventore di un mondo anarchico dove ancora abitano film e serie TV, ma anche come potente e sottile regista del film La metà oscura (1993), con un doppio Timothy Hutton bellissimo e terribile. La metà oscura è uno di quei libri-confessione di King, nei quali svela i demoni di uno scrittore, che siano reali (come in Misery) o meno, e vale la pena di riprenderlo, insieme al film per gustare una versione horror del Dottor Jekyll. E di Mister Hyde.

Sleepeng Beauties di Stephen e Owen King sarà una serie tv

Sleeping Beauties, il romanzo di Stephen e Owen King, diventerà una serie TV di Anonymous Content

 

Contro un’agguerrita concorrenza, Anonymous Content si è assicurata i diritti di Sleeping Beauties, il nuovo romanzo scritto a quattro mani dal maestro dell’horror Stephen King con il figlio Owen. Anonymous lavorerà direttamente con i King all’adattamento di Sleeping Beauties televisivo.

Sleeping Beauties, che sarà pubblicato a settembre negli Stati Uniti e poco dopo in Italia, è ambientato in un futuro prossimo in una cittadina degli Appalachi la cui principale fonte di lavoro è una prigione femminile. E proprio lì avvengono strani fenomeni: quando le donne si addormentano, una sorta di bozzolo le avvolge tutte. E se vengono risvegliate, se il bozzolo che racchiude i loro corpi è scosso o violato, le donne diventano feroci e spaventosamente violente. Nel sonno, invece, si ritrovano tutte altrove… Nel frattempo gli uomini sono abbandonati a loro stessi e ai loro istinti primari. Una donna, però, la misteriosa Evie, è immune alla benedizione – o maledizione – della malattia del sonno. È un’eccezione da studiare scientificamente? O invece è un demone da distruggere?

Michael Sugar (Oscar per Spotlight), insieme con Ashley Zalta, sarà il produttore esecutivo della serie per Anonymous Content. Sugar e Zalta hanno già collaborato alla produzione della serie mystery di Netflix The OA, che è stata recentemente rinnovata per una seconda stagione, e della nuova serie Netflix Maniac, con Emma Stone e Jonah Hill per la regia di Cary Fukunaga, le cui riprese inizieranno a fine estate. Tra gli altri successi di Sugar, The Knick e Tredici (13 Reasons Why).

Stephen King ha pubblicato oltre 60 libri, tra romanzi e raccolte di racconti, che hanno venduto centinaia di milioni di copie nel mondo. Molte delle sue opere sono diventate film e serie TV, le più recenti delle quali sono 22.11.63 e Castle Rock (di cui abbiamo parlato qui), in corso di realizzazione grazie alla collaborazione tra Hulu e la Bad Robot di JJ Abrams

Insieme al fratello Joe Hill, anch’egli scrittore, Owen King sta scrivendo la sceneggiatura originale di una serie TV per Miramax dal titolo Fade Away. Con Mark Poirier, Owen King è al lavoro anche su Alien Invasion, tratto dalla loro graphic novel, per Constantin Film.

Stephen King e J.J. Abrams – ‘Castle Rock’

STEPHEN KING E JJ ABRAMS DI NUOVO INSIEME PER CASTLE ROCK,

UNA SERIE ORIGINALE SCRITTA ESPRESSAMENTE PER HULU
Dopo il successo della miniserie 22/11/’63, Stephen King e il produttore esecutivo J.J. Abrams collaboreranno di nuovo, questa volta su una serie originale dal titolo Castle Rock.
Castle Rock sarà un progetto a lungo termine – con una prima stagione composta da 10 episodi – ambientato a Castle Rock, la città del Maine scaturita dalla fantasia di King che compare in alcuni dei romanzi e dei racconti più memorabili dell’autore, tra i quali Il corpo (Stand by me), Cujo, La zona morta, It, Cose preziose e molti altri. La serie è destinata a catturare ed esplorare i vari temi e le ossessioni che popolano il canone kinghiano e a ricordare alcuni dei suoi personaggi e luoghi più iconici e amati. Warner Brothers Television l’ha definita una saga epica tutta giocata tra luce e oscurità in un fazzoletto di terra tra i boschi del Maine.
Autori della serie sono Sam Shaw e Dustin Thompson (Manhattan). Come per 22/11/’63, anche in questo caso la serie vedrà la luce grazie alla collaborazione tra Bad Robot Productions (la casa di produzione di Abrams) e Warner Brothers.
Il cast non è ancora stato annunciato. L’inizio delle riprese è previsto per giugno 2017, probabilmente – ma non è ancora stata fissata una data definitiva – per una messa in onda nel 2018.

Mr. Mercedes di Stephen King diventa una serie tv

Mr Mercedes (di cui abbiamo parlato qui) l’hard boiled di Stephen King oltre ad assere il primo volume di una trilogia, sarà una serie tv in dieci puntate prodotta da Sonar Entertainment per la regia di Jack Bender (già conosciuto per Lost) e con sceneggiatore David E. Kelley, già sceneggiatore e produttore di serie culto come Boston Legal  

I protagonisti saranno Brendan Gleeson (nella parte del vecchio detective Hodges) e Harry Treadaway (nei panni del folle Brady). 

Ecco il resto de cast: Jharrel Jerome con il ruolo di Jerome RobinsonScott Lawrence sarà Pete il detective ancora in servizio, amico di Bill, Robert Stanton sarà Anthony “Tones” Frobisher, e Ann Cusack la sola e triste Olivia Trelawney.
Vedremo Mary-Louise Parker con il ruolo di Janey Patterson e Holland Taylor con quello di Ida Silver, Kelly Lynch (Deborah Hartsfield) e Justin Lupe (Holly Gibney).

  Riportiamo le parole di Kelley: “adattare alla tv una storia nata dalla penna di uno dei più acclamati scrittori al mondo è un’opportunità straordinaria… Mr. Mercedes è un grande romanzo che potrà essere trasposto sullo schermo in modo meraviglioso, se non combino pasticci”.

La serie, che era prevista per l’inizio del 2018 in US, potrebbe essere anticipata all’autunno 2017 (hanno iniziato le riprese in North Carolina)… Quindi in Italia?

  

Per Stephen King GOODREADS CHOICE AWARD 2016

Fine Turno ha vinto il Goodreads Choice Award come miglior Mystery del 2016, battendo i suoi concorrenti con largo margine.  Nato nel 2009, il Goodreads Choice Award è “l’unico premio letterario conferito dai lettori”.  I 650.000 utenti di Goodreads votano i loro libri preferiti dell’anno in 20 categorie separate.

Fine Turno è stato anche nominato New York Times Notable, dopo essere stato selezionato dai critici della The New York Times Book Review.   Un “notable” è un libro recensito nel corso dell’anno (a partire dal 6 dicembre 2015) che lo staff considera tra i migliori del periodo. Ogni anno sono recensiti più di 1.500 libri, quindi essere scelti è un vero privilegio.

CHE COSA DICE LA STAMPA DI FINE TURNO

 

Ha esordito al n.1 delle classifiche del New York Times e di USA Today

Recensioni:

“Una parola sulla capacità di resistenza del signor King: questo è il suo miglior libro dopo l’ambizioso The Dome, e appartiene a un nuovo, incisivo corso della sua produzione più realistica. A un certo punto, il fantasmagorico per lui è diventato meno centrale di quanto non siano le paurose prospettive evocate dal mondo reale. E usa la sua consueta e formidabile intimità con i lettori per raccontare il dolore con cui la vita può travolgerci.”

New York Times

 

“…quando (King) scrive qui del dolore, lo fa con straordinaria onestà. Il libro si apre con un Hodges che ha paura di andare dal dottore e scoprire perché gli fa tanto male l’addome. Poi attraversa quasi tutta la storia accompagnato da una diagnosi nefasta e da un dolore crescente, descritto visceralmente, che diventa uno dei più importanti elementi di suspense del romanzo. Le lancette dell’orologio avanzano per lui in una sfida che Brady pretende a tutti costi sia personale, mentre Hodges vuole portare a termine, avendo solo la forza della disperazione.”New York Times

“Fine turno è anche un ritorno di King ai suoi temi più classici, ma sono le indagini decisamente concrete di Bill e Holly che fanno brillare il romanzo. In ogni caso sono due personaggi che vorrei rivedere e posso solo sperare, come King ha lasciato intendere recentemente, che lui li faccia tornare.The Guardian

“Niente da aggiungere sulla suspense di Fine turno, che ha molti aspetti, complessi e cupamente avvincenti. Più intrigante è il cuore emozionale del romanzo, concentrato nel personaggio di Hodges. Fin dall’inizio, l’anziano detective scopre di avere un tumore pancreatico. Rifiuta le cure e non lo dice a nessuno, anche se la leale Holly capisce presto la verità. King manda Hodges, e il lettore, in una marcia mortale a caccia di Brady. Esausto e tormentato dai dolori, Hodges sa che questo è il suo ultimo caso. E che non può chiedere l’aiuto della polizia: chi crederebbe che un paziente paraplegico sia in grado di ‘possedere’ un altro essere umano?”Washington Post

 

“King ha già trattato in passato i temi di questo romanzo – il contatto con pericolosi poteri soprannaturali, l’effetto zombificante dei moderni prodotti elettronici – ma trova un approccio nuovo e modi inventivi per inserirli nella vita dei suoi accattivanti personaggi ricorrenti, dei quali il lettore condivide dolori e trionfi.”—Publishers Weekly (starred review)

 

“Una conclusione tesa e avvincente della trilogia di Bill Hodges… Verrebbe da pensare che uno scrittore come King, per anni autore di altissimo livello, alla fine esaurisca le idee. Invece ci presenta uno dei thriller più originali degli ultimi anni… Un pacchetto spettacolare, emozionante, incalzante che darà ben più di una soddisfazione ai lettori di King.”

Library Journal (starred review)

 

“King compie ancora una volta la sua magia narrativa, dipanando le fila del racconto allo stesso ritmo con cui il lettore volta le pagine. Non ci sono molte sorprese, in realtà, ma tutto risulta molto coinvolgente anche quando sembra inesorabile.

Quello che King offre ai lettori ha più cuore di quanto ce ne sia in molte sue storie. La relazione tra Hodges e Holly è autenticamente toccante. Lei è sempre stata un po’ autistica, ma si sente normale quando è con lui. Quando a Hodges è diagnosticato un cancro e la squadra cerca di capire come Brady sia tornato a uccidere, è di Holly che si preoccupa di più.

Se avete già letto gli altri due romanzi della trilogia, godetevi la conclusione. Se state cominciando ora, buon viaggio: sarà elettrizzante.”

Associated Press

“I romanzi della Mercedes hanno mostrato un nuovo lato di King, che ha tessuto fili noir e pulp in una trama moderna, dove si intrecciano la nostra dipendenza dalla tecnologia e gli effetti invalidanti della solitudine, delle ossessioni e dell’invecchiamento. In più, ha inventato nuovi iconici antagonisti, non diversi da Batman e Joker. Hodges e Brady vivono per tormentarsi l’un l’altro, eppure c’è qualcosa di molto riconoscibile in questi due personaggi. È una dicotomia giovane contro vecchio, tensione high-tech contro suspense vecchia scuola, tra un paio di uomini che nel profondo condividono le stesse radici.”—USA Today

FINE TURNO – Intervista a Giovanni Arduino

In occasione dell’uscita di FINE TURNO, che chiude la trilogia dedicata a Bill Hodges, abbiamo intervistato Giovanni Arduino, traduttore di Stephen King in Italia.

E sì che per tradurre ci vuole testa quanto cuore…

1) Che cosa vuol dire tradurre Stephen King?

Significa immedesimarsi in lui. Ormai lo conosco da molto tempo e sicuramente meglio di me. Come lettore fin da quattordicenne e professionalmente (sotto tante vesti) da oltre vent’anni. Lo traduco consapevole dei suoi vezzi, le sue consuetudini, le particolarità della sua prosa. Però è sempre capace di sorprendermi, talvolta di spiazzarmi. Il bello (e il difficile, come sua voce italiana) sta proprio in questo.  

2) Sei all’ottava traduzione di King, volendo escludere decine di racconti e novelle: dello zio Steve si può dire tutto tranne che ricicli trame e personaggi (al massimo si cita). Anche la sua lingua muta sempre?

Sì e no. La lingua si adegua alla narrazione. Anzi, meglio, è la narrazione stessa a (ri)plasmarla di continuo. Per esempio, come uso del linguaggio, Revival è parecchio diverso da Fine turno; il primo omaggia autori di narrativa fantastica del passato, concedendosi alcuni passaggi enfatici e barocchi, il secondo grandi scrittori di mystery e thriller, risultando denso e stringato, specialmente nei dialoghi. Però l’impronta di fondo non cambia. 

3) Bisogna amare per tradurre? Ma è poi vero che tradurre è tradire?

Sì, è altamente consigliabile apprezzare l’autore che si traduce. Non venerarlo con sacrifici umani, intendiamoci, ma amarlo quel tanto che basta per rendergli un ottimo servizio e confezionargli un bel vestito della festa. In quanto a “tradurre è tradire”, è una vecchia massima ripetuta fino alla nausea e neanche troppo vera: il buon traduttore non tradisce, interpreta nel rispetto dell’originale.

4) Non ti chiedo quale sia il tuo romanzo di King preferito. Ma vorrei sapere quale traduzione, finora, ti è costata più fatica e perché.

Forse quelle di Joyland e Doctor Sleep. La prima perché ho dovuto creare praticamente da zero una lingua e un gergo (quello dei giostrai americani, che King si è inventato in massima parte a sua volta). La seconda perché ho scelto di rileggere Shining (di cui Doctor Sleep è il seguito), un sacco di materiale e interviste in merito, rivedere il film di Stanley Kubrick, la miniserie televisiva di Mick Garris, un paio di documentari in tema, frequentare tre o quattro riunioni aperte di Alcolisti Anonimi per calarmi meglio nel romanzo… Comunque credo (e mi auguro) che ne sia valsa la pena.   

5) Quali sono le fonti di ispirazione di Stephen King che ami e gli scrittori che hai scoperto grazie a lui?

L’elenco sarebbe lunghissimo. In realtà sono arrivato a King guardando tremendi film dell’orrore da ragazzino. Poi, insieme ai suoi romanzi, ho iniziato a leggere di tutto. Ma di tutto sul serio. Tra gli autori che in qualche modo ci accomunano, se vogliamo dire così, James M. Cain, H.P. Lovecraft, Jim Thompson, Richard Matheson, Ed McBain, Harlan Ellison, Jack Ketchum, Denis Johnson, eccetera eccetera eccetera.

6) La posizione di Harold Bloom rispetto a King: svista o errore? Snobismo della vecchia guardia o miopia?

Forse dipende dalla totale mancanza di considerazione nei confronti del romanzo popolare, della cultura pop e del cosiddetto “genere” (che tra l’altro secondo me non esiste neanche più, o forse non è mai esistito se non per comodità di classificazione, ma qui il discorso sarebbe eterno e complesso). E comunque, in tutta onestà, chi se ne frega di Harold Bloom?

Stephen King, la trilogia di Bill Hodges e la sfida di una traduzione.

Cari lettori di King, e cari lettori,

La pubblicazione del capitolo conclusivo della trilogia hard-boiled di Stephen King ci ha messo davanti una sfida particolarmente audace, quella di tradurre il titolo originale del romanzo, End of Watch. E non è la prima volta (uno dei titoli di King più difficili da trasporre in italiano è stato Everything is Eventual, la raccolta di racconti diventata Tutto è fatidico: se volete, in un altro momento, vi diciamo perché).

Stephen King gioca da sempre con le parole e tradurlo è un ottovolante professionale che richiede pazienza e fantasia, competenze linguistiche e curiosità, fedeltà e logica. King è un signore che mastica da sempre cultura alta e bassa mescolandole in un linguaggio ricchissimo di sfumature e significati.

Questo vale anche per i titoli e, mentre Mr. Mercedes, che dire, non è stato un problema, già Finders Keepers ci ha messo alla prova (è il nome dell’agenzia di Bill, ma è anche la metà di un detto: “Losers Weepers Finders Keepers” – letteralmente “Chi perde piange Chi trova tiene”. In italiano esiste un vecchio detto simile: “Chi perde paga Chi trova tiene” la cui prima metà è ancora in uso. Il titolo del libro, dunque, che anticipa il suo contenuto, è diventato Chi perde paga).

Figuriamoci End of Watch, un’espressione che contiene tre significati, oltre a essere la più suggestiva delle sinossi. Il primo significato, quello materiale, fa riferimento al “cartellino” dei poliziotti, che timbrano alla fine del loro turno, e succede in tutto il mondo. Quindi Fine turno è diventato il titolo italiano, semplice e immediato, come vuole l’autore. Gli altri significati, quelli metaforici, li scoprirete leggendolo.

Sperling & Kupfer

FINE TURNO – gli appuntamenti da non perdere

Ci sono appuntamenti da non perdere: ne sa qualcosa Bill Hodges, che ha, proprio in FINE TURNO, un rendez-vous con il temibile Brady.

Abbiamo già parlato qui della trilogia scritta da Stephen King (e qui trovate i primi due libri in edizione tascabile), ma FINE TURNO merita un approfondimento speciale. Il perché lo scoprirete seguendoci, in questo percorso articolato tra ispirazioni (dello stesso King) e riflessioni a più voci, tra interviste e interventi. Perché i libri sono di chi li legge e aprono, si sa, infiniti mondi.

“La chiamano FINE TURNO però in realtà Hodges non è mai riuscito a considerarsi finito.”

Ecco il nostro calendario:

– 11 ottobre recensione di FINE TURNO su stephenking.it 

– 18 ottobre intervista a Giovanni Arduino, traduttore di Stephen King, su sperling.it

 25 ottobre chi ha ispirato la trilogia di Stephen King? Un’analisi in tre momenti su su stephenking.it 

 3 novembre chat con Giovanni Arduino sul gruppo Facebook Stephen King Italia: si parlerà esclusivamente della trilogia di Hodges!

Ma non finisce qui, perchè proprio durante la chat del 3 novembre verrà annunciata una sorpresa (se sperate che King venga in Italia, no! non si tratta di questo!)

Stephen King con la febbre alta…

Recensione de “I CUSTODI DI SLADE HOUSE” di Devid Mitchell, pubblicata a ottobre 2015 sul Guardian.

Stephen King con la febbre alta di Liz Jensen

Ne “I custodi di Slade House” ritroviamo tutti i grandi temi della narrativa di Mitchell , con una robusta dose di ironia beffarda e orrorifica.

“Stasera sembra un gioco da tavolo progettato da un M.C. Escher al­colizzato, insieme a Stephen King con la febbre alta”, osserva una spaventatissima adolescente, affiliata a una società universitaria di appassionati del paranormale, nel nuovo, ossessivamente ingegnoso romanzo di David Mitchell, “I custodi di Slade House”. Un passaggio, questo, che dà perfettamente la misura della “dimensione Halloween” in cui Mitchell ha voluto calare il suo ultimo lavoro, ma “I custodi di Slade House” è anche molto altro.

Ogni nuovo risultato della prorompente immaginazione di Mitchell funziona come cassa di risonanza sia per le sue idee del passato sia per le opere che verranno, tutti i pezzi che finiranno per incastrarsi in quello che lui chiama il suo “uber-novel”.

E mentre vengono scritte tesi di dottorato sull’intertestualità di Mitchell, corredate di diagrammi di Venn, i lettori che hanno già potuto apprezzare le sue precedenti opere multi-narrative, come “Nove gradi di libertà”, “Cloud Atlas” e “Le ore invisibili” sappiano che non saranno per forza costretti a stare solo sul treno dei fantasmi, ma che potranno godersi ”I custodi di Slade House” in tutte le sue molteplici sfaccettature. Se vogliamo individuare la missione principale di questo riuscitissimo romanzo, esilarante e terrorizzante, da leggere d’un fiato, è quella di divertire se stesso. Pensate alla sorella dispettosa de “Le ore invisibili” con una parrucca spaventosa in testa, un fuoco d’artificio in mano, che urla “Bù!”, e avrete fatto luce su uno degli elementi del talento di Mitchell più significativi, presente dall’inizio del suo apprezzatissimo lavoro, ma sempre sottovalutato: uno strepitoso senso della commedia. È passato poco più di un anno dall’uscita de “Le ore invisibili”. E il fatto che “I custodi di Slade House” abbia avuto origine da un racconto pubblicato a puntate su twitter, poi sbocciato così rapidamente in un’opera di quasi trecento pagine, è la dimostrazione che il tempo vola, quando ti trovi a tuo agio nel paese delle meraviglie della creatività. In fondo alla buca del coniglio di Mitchell, si è ampliata a dismisura la parte sovrannaturale della tana.

La guerra tra spiriti buoni e malvagi che si dispiega ne “Le ore invisibili” era probabilmente la parte meno efficace del romanzo, ma i fantasmi sono comunque sempre stati presenti nell’officina narrativa di Mitchell. Ora, come se avesse applicato un nuovo ritornello a una vecchia canzone, lo scrittore parodizza i suoi fantasmi. Patti faustiani, mutaforme, psicovoltaggi, furti di anime, bolle di realtà, destrutturatori, e personaggi che dicono cose come “Dottoressa, se fossi in lei lascerei perdere la fisica delle particelle”: tutti elementi allegramente presenti alla grande festa di Slade House, durante la quale esasperano la loro dimensione metaforica, e fischiettano beffardi.

Mentre il tempo divide le cinque storie di cui è composto il romanzo, ambientate a intervalli regolari di nove anni a partire dal 1979 fino ad oggi, il luogo le unisce. Slade House, alla quale si può accedere solo tramite una piccola porta di ferro nero, situata in un vicolo strettissimo, in cui i due gemelli vampirizzatori di anime, Norah e Jonah Grayer attirano le loro vittime. E le vittime sono personaggi ritratti con grande abilità, personaggi ai quali ci affezioniamo nostro malgrado, perché percepiamo il pericolo cui vanno incontro, e non sappiamo se riusciranno ad uscire dal luogo in cui sono così innocentemente entrati.

“Il nostro caposcout, durante un’uscita mi ha detto di andare a farmi un giro, e io così ho fatto, e al servizio di salvataggio del monte Snowdonia ci sono voluti due giorni per trovare il rifugio dove mi ero messo” racconta il tredicenne Nathan Bishop, chiaramente affetto da autismo. Lui e la madre sono stati invitati a una serata musicale a Slade House, e presto Nathan comincia a chiedersi se è il valium che ha preso, la causa delle allucinazioni in cui è precipitato, o se sta accadendo qualcosa di più preoccupante. Avanti veloci fino al 1988, quando un poliziotto brutale e razzista, incaricato di scoprire qualcosa sulla misteriosa scomparsa dei Bishop di nove anni prima, incappa in una giovane vedova. Nove anni più tardi, saranno gli studenti universitari affiliati a una società paranormale ad infilarsi sconsideratamente nella trappola. E nel 2006, la sorella di uno di loro subirà la stessa sorte.

 

E mentre la storia arriva ai giorni nostri, e il romanzo raggiunge il suo apice (con la ricomparsa di un personaggio chiave dell’opera mitchelliana del passato), ombre molto familiari si muovono sulle pareti: “Harry Potter”, “Il giardino di mezzanotte”, “Matrix”, “I ragazzi terribili”, “La caduta della casa degli Usher”, “Giro di vite” e il “Rocky Horror Picture Show”. Per parafrasare una delle riflessioni di Nathan Bishop: “se mi avessero dato cinquanta pence per ogni citazione, allusione, metariferimento trovato nel romanzo, avrei bisogno di una calcolatrice nuova.”

“Quando ci si imbatte in qualcosa di banale e abusato, ecco come fare a rivitalizzarlo: bisogna trovare un opposto assolutamente improbabile, e poi mescolare tutto”, ha detto una volta Mitchell alla “Paris Review”. Distributori automatici di metafore horror, caratteri straordinariamente credibili, carnevalate selvagge, disagi esistenziali, scherzi metafisici: finisce tutto nel pentolone di Mitchell, che in questa cucina si muove benissimo.

Esattamente come l’industria cinematografica, anche Mitchell ha capito che spaventare la gente facendola sorridere è una cosa che funziona. L’horror permette di dire ad alta voce quello su cui le religioni preferiscono glissare: se si crede all’esistenza del bene ultraterreno, diventa difficile non considerare l’esistenza del male ultraterreno. E accompagnare la paura con l’ironia è il modo migliore per rendere sopportabile quello che sarebbe insopportabile. E così, mentre scendiamo nell’oscurità, la lampada-zucca di Mitchell ci sorride di un sorriso largo, e un po’ matto.

  • Liz Jensen è autrice del romanzo “L’imprevisto”, pubblicato da Time Crime

 I CUSTODI DI SLADE HOUSE sarà in libreria dal 6 settembre 2016

DAVID MITCHELL sarà ospite al Festivaletteratura di Mantova sabato 10 settembre alle ore 10:30 >>leggi

 

 

Festivaletteratura 2016: due grandi autori Frassinelli a Mantova

Sabato 10 settembre ore 10.30 incontro con David Mitchell e presentazione del libro I CUSTODI DI SLADE HOUSE presso la Chiesa di Santa Paola, Piazza dei Mille 16D. Con l’autore interverrà Tullio Avoledo.

>>qui la recensione del Guardian sul nuovo romanzo di David Mitchell

Sabato 10 settembre ore 12 incontro con Jung-myung Lee e presentazione del libro LA REGOLA DEL QUADRO presso Palazzo San Sebastiano, Largo XXIV Maggio 12. Con l’autore interverrà Bruno Gambarotta.

 

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