Mr. Mercedes: il Re è tornato

L’unica verità è il buio, ed è in quella tenebra profonda che la penna di Stephen King fa piombare chi legge Mr. Mercedes. È in quel buio che Brady Hartsfield ruba una Mercedes SL 500 da dodici cilindri e falcia un gruppo di persone accampate fuori dal City Center, in coda, da ore, in cerca di lavoro, dando inizio a una lunga sequela di eventi e corrispondenze fra lui e Bill Hodges, il detective che deve risolvere il caso.

Una dopo l’altra, pagina dopo pagina, in una corsa contro il tempo dove bene e male sono facce della stessa medaglia, o della stessa maschera da pagliaccio, Mr. Mercedes è esattamente questo: un romanzo incalzante, un viaggio nel torbido della mente umana, una storia di drammi che non pretende di dare risposte, ma solo atterrire, forte di uno stile incisivo che non si perde in digressione e va dritto al sodo, a quel “cupo scrigno di prodigi” che può diventare una persona cresciuta in balia degli eventi.

Un thriller da divorare come un cono al cioccolato in una tiepida mattina di inizio giugno, perché tutti amano l’omino dei gelati, e allo stesso modo amerete anche l’ultima fatica di Stephen King.

(Stefano Romagna)

Esserci o non esserci? Il crime al tempo del web: “Reality Crime”

Reality Crime di Lafani & Renault

Esserci o non esserci?

La risposta è scontata nell’epoca dei social: se non hai un profilo di qualche tipo non sei nessuno (e devi pure giustificarti). “Connesso” o “Non connesso”: ecco lo stato che ci identifica oggi.

Ormai è un dato di fatto che Facebook funzioni da vetrina per quel lato vero o presunto di noi che vogliamo mettere in mostra, o che Twitter sia una piattaforma di discussione istantanea della realtà.

La novità di Reality Crime, il thriller a puntate di Florian Lafani e Gautier Renault, è che apre un’altra frontiera: il web come scena del crimine – una scena manipolabile e interattiva. Diventa infatti palcoscenico di un rapimento che si fa evento mediatico: sei ostaggi vengono filmati, “postati”, sacrificati in streaming, in una sorta di reality 2.0.

Chi è il pazzo o il genio del male capace di tutto questo? Quali sono le sue vere intenzioni?

Ma l’interrogativo più inquietante, alla fine, non è nessuno di questi. La domanda che spaventa è quella che ci riguarda più da vicino: se ci venisse chiesto di votare chi può continuare a vivere, condannando automaticamente chi perde a morire, cosa faremmo?

Qui non si tratta di scegliere chi può continuare a cantare, chi può continuare a cucinare, chi può continuare a sbadigliare sul divano. Si tratta di decidere della vita o della morte di un essere umano. Di diventare arbitri della giustizia o di rendersi complici di un omicidio: non c’è un confine, i due opposti coincidono, uniti da un gesto semplice come un clic.

Esserci o non esserci? Forse la risposta non è poi così scontata.

Incontrare Tom Rob Smith a Milano

Resoconto di una presentazione.

Prendete uno di quei libri che proprio avete amato (stiamo parlando di Bambino 44), mettete l’attesa mista all’ansia per la trasposizione cinematografica (per quanto il cast sia buono e Gary Oldman una garanzia), aggiungete la lettura di un thriller totalmente diverso e la voglia di capire il perché di questa trasformazione letteraria: ecco lo stato d’animo con cui abbiamo seguito la presentazione de La Casa di Tom Rob Smith ieri a Milano.

Era presente, ovviamente, l’autore, questo giovane e bravissimo Tom Rob Smith (pieno di una sensibilità che trasuda dai suoi romanzi ma che ti stupisce sempre quando la senti di persona) intervistato da Luca Crovi, che ha posto domande tanto puntuali e intelligenti che alla fine gli interventi del pubblico sono stati minimi.

Partiamo dall’inizio: The Farm, che è la casa sperduta, isolata, viene tradotto con La Casa anche perché “la casa” si porta dietro un ricordo collettivo legato a un notissimo film dell’orrore.

Tutto nasce da una storia realmente capitata all’autore, contattato dal padre per metterlo in guardia sulla presunta pazzia della moglie, e la telefonata di lei, che gli chiede un incontro per raccontargli la verità sul marito. A chi credere?

Da un episodio vero si srotola un susseguirsi di avvenimenti, raccontati da due punti di vista: quello del protagonista e quello di sua madre. Non ci sono morti, né azioni o inseguimenti. Tutto ruota intorno alla verità, ai segreti (si può accusare i propri genitori di aver nascosto qualcosa quando non si è mai detto loro della propria omosessualità?), intorno a delle voci narranti che indagano dentro se stesse.

Una prova di maturità da parte di Tom Rob Smith, che sollecitato a proposito di un prequel della trilogia che lo ha reso famoso ha risposto: never never never.

E giustamente, diciamo. Un passo avanti, o a lato. Sicuramente un’andatura diversa che trasforma la paura in ansia, l’attesa in angoscia, i personaggi in fantasmi.

Per chi: ama le letture intense e i grandi spazi

Da leggere: durante un weekend di solitudine

Bevendo: un tè inglese

Mangiando: biscotti svedesi (par condicio per le origini dell’autore)

I delitti delle sette virtù

“Scrivere I delitti delle sette virtù, nato quasi per gioco, è diventato presto una necessità. Incontrollabile. Il mio protagonista, un giovane straniero in una città devastata da brutali omicidi, è cresciuto pagina dopo pagina.

Mi sono stupito anch’io di quanto alla fine sia cambiato: ma Rafael, come me, cercava la sua strada.
Il difficile, nonostante la mia passione per la storia, è stato calibrare i sentimenti che compongono la trama senza incappare in errori; sono stato ripagato scoprendo molti aspetti inediti del Medioevo che troverete nel romanzo: dai maiali spazzini ai cibi – fiumi di birra, vino e sidro! Spero davvero che questa Firenze di sangue, cupa e violenta vi entri nelle vene.”

Matteo di Giulio

Scopri su Pinterest la board legata al libro

Become a fan