Ricordando Toni Morrison

Morrison, 5 marzo 2020

Non so se capita anche a voi, ma in questi giorni di cambiamenti delle abitudini, dettati dall’emergenza e anche dalla preoccupazione del contagio, ho cominciato a vedere il posto in cui vivo in modo diverso. Il posto in cui vivo è Milano, per non rimanere nel vago, però mi sembra che sarebbe successa la stessa cosa ovunque. I ritmi rallentati, il traffico quasi inesistente, la gente sparsa, anche la sera, anche nel weekend. Ognuno avrà cominciato a fare le sue considerazioni, come me, qui e ora vi dico solo che tutto questo – ritmi, persone, movimento – mi ha fatto venire in mente un brano che avevo letto in Jazz, di Toni Morrison. Tra parentesi, Jazz è un romanzo ambientato nella Harlem degli anni Venti, una storia di emigrazione dalla campagna alla città, anzi alla Città, che modella l’animo umano e ne influenza i rapporti con gli altri. Una storia di amore e rabbia raccontata a ritmo di jazz, appunto. È un libro bellissimo, che ve lo dico a fare.

Comunque, per tornare al brano di cui vi parlavo, mi chiedo se anche a voi la nuova geografia che vi circonda ha fatto venire in mente qualcosa del genere, vi ha ricordato qualcosa che avete letto o visto, o che state guardando o leggendo. A proposito, che fate di nuovo, nel tempo in più, se ne avete? Ieri ne parlavamo tra amiche: oltre a continuare a lavorare, magari da casa, c’è chi si ritaglia un momento per passeggiare coi figli, chi rinfresca il suo tedesco arrugginito, chi legge i libri che aveva lasciato indietro. E voi?

Ed ecco il brano (in verità ci sono pagine notevoli sulla città, questo è solo un assaggio):

«Città è come vuole che sia: prodiga, calda, spaventosa e piena di amabili estranei. Nessuna meraviglia che si scordi dei ciottoli dei torrenti, e se non dimentica del tutto il cielo, ci pensa solo come a un frammento d’informazione sull’ora del giorno o della notte.»

Toni Morrison, L’occhio più azzurro

Continua il nostro memoriale mensile di Toni Morrison, questa volta attraverso il primo romanzo che l’autrice ha pubblicato nel 1970, L’occhio più azzurro. La storia raccontata nel libro è quella di Pecola Breedlove, una bambina nera nell’Ohio del 1941. Povera, affidata a una famiglia che non è la sua, spesso derisa, Pecola comincia a sperare di essere diversa, di assomigliare alla ragazzina modello dell’epoca, perché in quella bellezza vede una possibilità di riscatto. E quella bellezza ha gli occhi azzurri. Il desiderio innocente di una creatura vulnerabile e sola segna l’inizio di una parabola tragica.

Pubblicato quasi cinquant’anni fa, L’occhio più azzurro è un libro che si legge ancora con pena e rabbia, perché pena e rabbia si provano nel leggere l’innocenza violata, la ferocia del forte verso il debole, l’avversione razziale, anche all’interno della stessa comunità nera. Una comunità che proprio negli anni Sessanta, attraverso battaglie ostinate (culminate con l’assassinio dei suoi leader come Martin Luther King e Malcolm X), stava riconquistando la propria dignità, contro segregazione e razzismo (di quegli anni è lo slogan Nero è bello). Si può immaginare l’accoglienza al libro della Morrison: sostanzialmente il silenzio. Ma naturalmente, la nostra autrice non ha certo smesso di scrivere e di raccontare storie vere che la maggioranza delle persone tendeva a nascondere in qualche armadio in soffitta. Fino a vincere il premio Nobel.

E allora, in questi tempi che sembrano altrettanto complicati, vale la pena leggere o rileggere il romanzo di Pecola Breedlove, che adesso dovrebbe essere felice di avere gli occhi neri.

TRINKETS, ora anche una serie originale Netflix!

L’amicizia non ha prezzo.

Tutto il resto, puoi rubarlo.

Dal bestseller di Kirsten Smith, co-sceneggiatrice di film cult come La rivincita delle bionde, 10 cose che odio di te ed Ella Enchanted, arriva TRINKETS, la serie TV originale Netflix disponibile dal 14 giugno.

Per vivere e sfogliare le avventure delle tre protagoniste – Moe, Tabitha ed Elodie – anche sulla carta, l’appuntamento è per il 18 giugno in tutte le librerie e store digitali.

TRINKETS è una brillante e disincantata storia di amicizia tutta al femminile: tre amiche che non potrebbero essere più diverse tra loro, troveranno nella cleptomania un punto d’incontro. Questa improbabile quanto forte amicizia, porterà le ragazze a scoprire di avere in comune molte più cose di quelle che pensavano…

 

“Beautiful boy” di David Sheff, dal 13 giugno al cinema!

“Un film imperdibile” Daily Mail

“Film intenso, interpretazioni e regia di qualità.” Bestmovie.it

 

Il 13 giugno arriva al cinema il film “Beautiful boy”, tratto dall’omonimo romanzo di David Sheff e con protagonisti le star Steve Carell. Timothée Chalamet, Maura Tierney e Amy Ryan.

Dopo il successo ottenuto dal libro, la drammatica e potente storia di Nic e David vi emozionerà anche sul grande schermo. Un racconto potente sulla forza e il coraggio di un padre, un viaggio nella tossicondipendenza e nel difficile percorso verso la guarigione.

Per chi si avvicinerà al libro dopo aver visto il film, ritroverà nelle pagine e nelle parole di David la stessa forza e determinazione e, soprattutto, l’amore incondizionato di un padre.

 

 

“Le persone e le droghe sono diverse, eppure siamo tutti uguali.

Per quanto Nic sia unico, lui è ogni figlio.

Potrebbe essere il vostro”

David Sheff 

Fuoco è tutto ciò che siamo – Guido Saraceni

Il romanzo narra la storia di Davide Manfredi e di Giulio Lisi. Il primo è uno studente liceale di quasi diciotto anni convinto di trovarsi in quella fase della vita in cui un essere umano non conta quasi nulla, relegato a mero numero da un mondo di adulti che non sempre stima e raramente comprende, isolato dalla maggior parte dei suoi coetanei soprattutto a causa della loro superficiale e malsana passione per i social network. A questo “pazzo pazzo mondo fatto di like e di cuoricini”, Davide preferisce, di gran lunga, la vita reale: il suono distorto della sua chitarra elettrica, le “situazioni esplosive” organizzate assieme a pochi ma fidati amici, i baci appassionati di Alice – la sua ragazza. Giulio Lisi, invece, è un uomo di quarant’anni che insegna storia della filosofia nello stesso liceo in cui studia Davide, un professore profondamente innamorato della sua materia e dei suoi studenti – ma altrettanto seriamente seccato dalle mille pastoie che mortificano il sistema scolastico italiano, snaturandone la vocazione. Oltre ad essere parecchio attivo sui social
network, il prof. è responsabile di un progetto educativo con cui segue da vicino gli studenti “problematici”.

Giulio e Davide si incontreranno casualmente un pomeriggio di gennaio, quel giorno, ciascuno avrà qualcosa di importante da imparare dall’altro.

Fuoco è tutto ciò che siamo è un libro poliedrico, colmo di spunti sapientemente intrecciati e coesi. Utilizzando uno stile narrativo semplice ed accattivante, l’autore racconta di gioventù, di amore, scuola, amicizia… soprattutto, descrive la sconfinata passione che gli adolescenti provano nei confronti della vita, una preziosa scintilla vitale che gli insegnanti di ogni ordine e grado hanno il dovere di suscitare e proteggere, perché, come ebbe a dire Plutarco, “gli studenti non sono cassetti da riempire, ma fuochi da accendere”.

Il metodo Jill Cooper

Gli anni che hai sono quelli che ti senti? Ti spaventa invecchiare?  Ho scritto questo libro per dimostrarti che si può subire o reagire agli anni che passano!
Il processo d’invecchiamento biologico sta avvenendo per tutti noi in questo preciso istante. Noi però possiamo decidere se contrastare i suoi effetti oppure no.
Con il mio Metodo avrai non solo le armi necessarie  per combattere  i segni dell’invecchiamento ma anche una spiegazione semplice di come e  perché avviene.  È più facile e meno spaventoso affrontare un nemico conosciuto.
Dal microbioma ai ritmi circadiani per migliorare la salute ormonale fino ad arrivare alla neurogenesi,  ti aiuterò a capire come rallentare e in alcuni casi anche come far regredire gli effetti dell’età.
Scoprirai  che la chiave per restare giovani non è legata solo all’aspetto  fisico ma anche a quello mentale e spirituale.
Invecchiare bene, dentro e fuori,  è un’arte.

Intervista a Katharine Dion

Un’interessante intervista dell’editor Anna Pastore all’autrice Katharine Dion.
Katharine Dion è  un’autrice americana trentottenne al suo libro d’esordio con “Io, dopo di lei”, un romanzo che è stato apprezzatissimo da critica e pubblico: Best Book dell’estate 2018 per Time, Top Book dell’estate 2018 per O, The Oprah Magazine, libro del mese per People, Must Read per il New York Post.

Com’è nata l’idea del tuo primo romanzo, Io, dopo di lei?

Da diverse suggestioni. Quando avevo ventotto anni, sono tornata a casa, in California, dopo dieci anni di assenza. I miei genitori non erano più gli adulti ai quali dovevo chiedere il permesso di usare la macchina ma persone differenti, piene di ansia e paura. Avrei voluto conoscere il loro passato, in particolare quello di mio padre, che aveva sempre parlato poco, e perciò comprai un registratore per intervistarlo. Non ho mai riascoltato l’intervista, soprattutto perché ero concentrata sulla voce del protagonista del mio libro, un uomo sulla settantina, diverso da mio padre ma con le sue debolezze. Nello stesso periodo, una mia cara amica si è tolta la vita e anche il mio dolore per la sua perdita ha influenzato la scrittura. Quando poi mi sono resa conto, parlando con altri suoi amici, di non averla conosciuta del tutto, ho capito anche che il mio ricordo di lei sarebbe stato differente da come avrei voluto. Tutto questo – il dolore, la memoria, la paura – è entrato nel romanzo, anzi è diventato la sua linfa emotiva.

Qual è il tema principale del tuo romanzo?

Innanzitutto l’intimità, e i suoi limiti. Il mio romanzo racconta lunghi matrimoni, amicizie complicate, la sorpresa di scoprire che i figli sono diversissimi da te, la fatica dei figli adulti quando devono prendersi cura di genitori anziani. I personaggi del mio del libro si vogliono bene, però non sempre si capiscono. Questo mistero – che le persone con le quali condividiamo la più profonda intimità possano esserci anche estranee – è il cuore del libro.

Io, dopo di lei esplora anche il desiderio tutto umano di dimostrare a ogni costo che la propria vita ha un senso. È proprio per quel desiderio che il protagonista Gene finge di non vedere le verità che intaccano la sua narrazione di una vita familiare felice. Gene è profondamente convinto che il suo matrimonio con Maida sia stato un successo, e chiunque lo metta in dubbio diventa una minaccia. D’altro canto, non può fare a meno di chiedersi se quella felicità era reale. Allora la vera domanda non è se Gene e Maida sono stati davvero felici, ma se basta l’ombra di un dubbio per incrinare l’idea di felicità.


Qual è il punto forte della tua scrittura?

I personaggi del mio romanzo sono persone normali con problemi normali, capaci di sentimenti profondi e contraddittori. Scrivendolo, volevo raccontare quei sentimenti con la stessa complessità che di solito la letteratura riserva ai pensieri. Volevo raccontarli con un linguaggio semplice, come i miei protagonisti, ma abbastanza ricco da cogliere tutte le sfumature. Gene ha spesso esperienze che vanno al di là della sua capacità di esprimerle a parole, però ne intuisce il senso profondo: per esempio, quando capisce che il dolore per la morte della moglie assomiglia all’innamoramento, o quando ricorda il giorno in cui la figlia ha smesso di vederlo come un padre fantastico ed è diventato un uomo qualunque.

Quali opere hanno influenzato la tua scrittura?

Il linguaggio interiore di Gene viene dalle letture di cui mi sono innamorata da ragazzina e poi da giovane scrittrice. I romanzi di Henry James, Middlemarch, e soprattutto quelli della Woolf, Mrs. Dalloway e Gita al faro riescono a seguire il flusso di coscienza, la sua natura mutevole, disordinata e istintiva, rendendolo autentico. Per me rimangono maestri insuperabili. Per quanto riguarda la complessità psicologica, nessuno scrittore mi ha insegnato tanto quanto Tolstoji. Ha ragione Cechov quando dice che è un modello per tutti gli scrittori. Nella letteratura contemporanea ammiro molto autori come Alice Munro e Marilynne Robinson.

Francesca Corrado – Il fallimento è rivoluzione

Il fallimento è rivoluzione Perché sbagliare fa bene.

Il fallimento è rivoluzione non è solo un libro ma è un progetto che nasce dal desiderio, condiviso con l’editore, di mettere a disposizione delle persone e delle imprese idee, risorse e strumenti per guardare l’errore e il fallimento da una prospettiva diversa. In questi anni, infatti, ho rielaborato molte delle discipline che insegno da tempo e le ho combinate in modo originale, prendendo spunto dalla mia esperienza personale e dal mio itinerario professionale e formativo, attingendo alle ultime ricerche nel campo delle neuroscienze e della psicologia, del gioco, del teatro e dello sport. Il libro è suddiviso per lezioni. Il titolo di ogni capitolo è stato infatti pensato come una lezione da apprendere, un insegnamento da fare proprio e da mettere in pratica in ogni momento della vita.

La prima lezione è questa: La vita è complessa e l’errore è naturale

La vita non è lineare. Ma è un alternarsi di salite e discese, accelerate e frenate. E in questo percorso di alti e di bassi scopriremo che l’errore è un elemento necessario per apprendere e migliorare.

La seconda lezione è: La mente è complessa e apprende per prove ed errori

In questa lezione impareremo a sviluppare il giusto mindset, ad allenarci al fallimento, a mollare quando è giusto farlo, e a improvvisare di fronte agli imprevisti della vita.

La terza lezione: Non avere paura di scegliere e ragionare fuori dagli schemi

Il fallimento e l’errore sono strettamente connessi alla scelta. Scegliere ci fa paura perché dobbiamo fare la scelta giusta. Ma l’errore non è mai nella scelta in sé ma nel processo che ci ha portato a prendere quella decisione. Attraverso esercizi e test capiremo meglio le 5 personalità di fronte ad una scelta, impareremo a pensare fuori dagli schemi.

A fine capitolo troverete le Vitamine di positività, esercizi per la mente, un concentrato di energia per cambiare il proprio mindset.

La quarta lezione: Il successo è la somma di esperienze fallimentari

Il campione è super perdente. Dalla biografie di campioni sportivi, imprenditori, scienziati, artisti emerge un elemento comune: nessuno è immune dall’insuccesso.

Impareremo a valorizzare le nostre cadute e imperfezioni grazie dal Curriculum Up and Down, ad usare uno strumento chiamato Ritorno sul fallimento, e capiremo che nascondere e punire gli errori non è una buona strategia. Troveremo nel capitolo tutti i consigli per seminare una sana cultura dell’errore

La quinta lezione: Per non errare devi conoscere

Non basta sapere che sbagliando si impara, occorre analizzare i propri errori. E in questo capitolo impareremo a distingure i diversi tipi di errori, quelli basati sulle abilità, le regole, e la conoscenza, affronteremo il tema degli errori sistematici che fa il nostro cervello e apprenderemo tre diverse tecniche per accogliere, analizzare e abbracciare l’errore.

L’unico vero errore è quello da cui non avremo appreso alcuna lezione.

A chi è rivolto questo libro? Questo percorso è pensato in particolare per tutti coloro, donne e uomini, che hanno intrapreso un percorso, ma hanno deciso di non proseguirlo per paura di non ultimarlo; per quelli che, pur consapevoli che sbagliando si impara, sono avversi al rischio e timorosi dei cambiamenti; per chi non riesce a mettersi in gioco perché teme il giudizio altrui. Ed è pensato per le persone curiose. Ciascuno può infatti trovare suggestioni e risorse da mettere in pratica nella propria vita personale e professionale, scoprendo gli errori sistematici e una diversa prospettiva attraverso la quale guardare se stessi e il mondo.

Il libro ha una colonna sonora, una canzone dei Florence + The Machine dal titolo Dog Days Are Over. Dog days significa letteralmente «giorni da cane», ed è un’espres­ sione inglese che indica i giorni più caldi dell’anno ma anche, metaforicamente, i periodi più fallimentari della nostra vita. Quan­ do sembra che nulla cambi e tutto pare andare male, la felicità può però sorprenderci all’improvviso. E allora, anche se la ripartenza sarà dolorosa, quello è il momento giusto per ricominciare il mo­ mento giusto per riprendere in mano la vostra vita e correre più velocemente di prima.

Mi auguro che questo libro possa aiutarvi a vivere la vita e af­ frontare i vostri dog days e le cadute senza alcun timore della perdita e della sconfitta, ma con la certezza che, prima o poi, ci sarà ad aspettarvi una nuova conquista, una nuova opportunità, un nuovo inizio.

Per aiutarvi in questo viaggio di scoperta che faremo insieme, sul potere dell’errore e sulla sua bellezza, potete visitare il sito web www.elogiodelfallimento.com e scaricare gratuitamente materiali e strumenti suggeriti in questo libro.

 

 

 

Letture d’autore #1: Raffaella Romagnolo legge LA FIGLIA SBAGLIATA

Non faccio mai presentazioni senza leggere qualche pagina. Sono convinta che le uniche parole che contano stanno dentro il libro, non intorno.

Per questo ho scelto quattro passi del romanzo La figlia sbagliata e li ho registrati: le prime righe, Vittorio bambino nei ricordi della madre Ines, la ribellione di Vittorio e quella di Riccarda. Quattro assaggi, giusto per capire come suona.

Buon ascolto.

Raffaella Romagnolo

La figlia sbagliata – letture d’autore #1

CHILD 44 – partecipa al contest

Dall’8 al 22 aprile un’incredibile opportunità!

In occasione dell’uscita del film CHILD 44 – Il bambino numero 44 tratto dall’omonimo bestseller di Tom Rob Smith, avrete la possibilità, partecipando a un contest su Twitter, di ricevere i biglietti per il cinema o le copie del romanzo.

Le regole sono molto semplici: bisogna twittare una storia thriller usando gli hashtag #Child44 e #SerialTwitter.

140 caratteri basteranno per farci venire i brividi?

I 10 tweet più creativi riveveranno omaggi eslusivi: ai primi 3 classificati andranno due biglietti per vedere il film al cinema e ai successivi 7 classificati una copia del romanzo.

E ricordate CHILD 44 – Il bambino numero 44 dal 30 aprile vi aspetta nelle sale cinematografiche!

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